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#Leaveamessage 2012 – Spread the Love!

pooh Ognuno ha i guru che si merita. Io ho l’orsetto Pooh. E come insegna il mio guru, l’amore lo senti. Ma l’amore lo puoi anche leggere, e trovare sotto forma di bigliettino… Per il secondo anno consecutivo, su iniziativa di Chiara, torna Leaveamessage. Read the rest of this entry

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Quando fuori è mattina presto

[Avvertenza: non mi sono dimenticata, eh… Alla fine del post, l’estrazione del vincitore del mio giveaway 🙂 Grazie a tutti per aver partecipato!]

E’ passato un mese dal mio ultimo post. In questi trenta giorni, sono stata urgentemente – nel senso di: “Ciao! Il tuo contratto è pronto, inizi domani” – richiamata in servizio nel dorato mondo della TWU’. Cambiata la mia condizione lavorativa (anche se rimango sempre un’allegra precaria), sono cambiate anche le mie mansioni. Adesso mi occupo di attualità: telegiornali, giornali radio e… il notiziario del mattino. Che va in onda alle 07:30, e per preparare il quale devo essere in redazione alle 05:30. Sveglia: un’ora e mezza prima, perché mi piace fare le cose con calma. Per l’appunto, quando fuori è mattina presto. O notte tardi, a seconda dei punti di vista. (Per chi mi ha detto: “Vabbè dai, tanto poi ci fai l’abitudine a svegliarti alle quattro.” Eh no. Perché sono turnista, e  miei orari di lavoro cambiano di settimana in settimana, e pure all’interno della stessa settimana, quindi.. NO.) Il primo giorno di questo turno da allodola, la radiosveglia era sintonizzata su questa canzone.

“Tutto quanto mi sembra giusto/ quando fuori è mattina presto/ ogni via ha ancora un suo colore/ per farle tutte uguali basteranno due ore/ ed io mi guardo in giro/ e nella piazza soltanto cielo….”  – Gianni Togni, Semplice Read the rest of this entry

Una città, un compleanno, un giveaway

Una città: Parigi!

Appena rientrata sono stata catapultata in un mare di faccende da sbrigare, problemi da affrontare e incombenze più o meno piacevoli da svolgere, ed ho sempre rimandato il resoconto delle mie due settimane parigine, ma… è stato bellissimo! Come prima cosa, il mio soggiorno nella Ville Lumiére mi ha portato a convincermi che i francesi sono un popolo di ipocondriaci. In nessun’altra città ho visto un numero così elevato di farmacie e parafarmacie (parafarmacie?): se proprio dovete scegliere una città all’estero per sentirvi male di brutto, fate che sia Parigi. Ho vissuto da turista part time, diciamo: non mi sono sottratta a nessuna delle tappe obbligate del perfetto neofita in terra d’Oltralpe, e ringrazio nuovamente tutti coloro che mi hanno fornito consigli e dritte: il Louvre, Notre Dame, il Sacro Cuore, Versailles e Disneyland, il Museo d’Orsay e Les Invalides, Place de La Concorde e la tomba di Napoleone, l’Arco di Trionfo e i vicolini di Montmartre, insomma… tutti i posti che ci si aspetta tu abbia visitato quando dici “Sono stata a Parigi”. Però, come forse ricorderete se avete seguito la mia permanenza londinese l’anno scorso, una delle cose che in assoluto io amo di più quando sono in un posto nuovo è girellare senza meta, perdermi, sperimentare quel vago senso di indefinitezza del “non so dove sono, e per ora va bene così”. Complice il fatto che l’amica da cui ero ospite durante il giorno (a volte anche la sera) era al lavoro, ho avuto modo di girare per conto mio molto spesso, il che mi ha permesso di trovarmi in quelle che io chiamo situazioni  da blog. Una per tutte (e ce ne sono state molte): su suggerimento di Labna (grazie Jas!), una sera sono andata da sola a cena da Chez Paul. Il ristorante lo consiglio vivamente: cibo ottimo, il migliore foie gras che abbia mangiato a Parigi, Tarte Tatin ottima, Bordeaux buonissimo. Non economico, ma decisamente vale ogni euro che spenderete; su questo argomento ho ampiamente dibattuto con la mia amica, la quale sostiene che non abbia senso spendere tutti questi soldi per qualcosa che (cito testualmente) tanto poi finisce nel cesso. Io, come ben sa chi mi conosce, sono invece una convinta sostenitrice della tesi: la cultura enogastronomica è elemento essenziale per capire e conoscere un luogo ed i suoi abitanti, e se è vero che noi siamo quello che mangiamo, col cavolo che io voglio essere un panino moscio, un’insalata appassita e un bicchiere di vino che sa di tappo. Per la cronaca, ho ordinato Foie gras de canard mi-cuit “Maison” come antipasto, Filet de bœuf, sauce béarnaise ou poivre come portata principale e Tarte Tatin avec le pot de crème fraîche per dolce. Mezzo litro di Bordeaux, acqua e caffè: il conto si aggirava sui 60€, e quel foie gras – e anche il cameriere che me l’ha servito, tra l’altro… – me lo sogno ancora di notte. Insomma, io ero lì, seduta ad un tavolino fuori dal ristorante, sulla strada, che consultavo il menu, solo in francese. Ad un certo punto il signore di fianco a me, che stava cenando con la moglie in un tavolino attaccato al mio, sulla sinistra, mi consiglia di ordinare una particolare pietanza. Rispondo col mio francese stentato che purtroppo non parlo bene la lingua, e così iniziamo a chiacchierare in inglese. Mi chiedono della situazione politica italiana, finiamo per parlare di Berlusconi e Hollande, Merkel e Monti, spending review e Stato Vaticano, scandali e intercettazioni, ma anche del viaggio in Italia che hanno fatto da giovani, della bellezza della Galleria dell’Accademia a Firenze, del David di Michelangelo e del trasloco del figlio che si sta trasferendo a Parigi da una cittadina vicina e che loro sono venuti ad aiutare: due persone gradevolissime. Quando finiscono di cenare e si alzano per andar via, attacca bottone il signore seduto alla mia destra (chi ha mai detto che i francesi sono scostanti?), arzillo ultrasessantenne accompagnato ad una ragazza che dev’essere stata più giovane di me. Lui si chiama Norbert, ed è un fan accanito del cinema italiano: parliamo per un’ora di Vittorio Gassman ne Il Sorpasso, della classe di Claudia Cardinale nel Gattopardo, Sophia Loren e Monica Vitti. Lei si chiama Carolyn, viene da Copenhagen ed è in Francia per studiare. Ci divertiamo constatando che la scambiano sempre per italiana o spagnola, grazie alla carnagione olivastra  e la chioma corvina, per niente in linea con l’idea classica di “bellezza nordica”; io, al contrario, vengo regolarmente presa per anglosassone, in virtù dell’incarnato pallido e delle lentiggini. Dovevo cenare al volo e rientrare a casa prima che calasse il sole, il risultato è che mi sono seduta alle 19 e alzata a mezzanotte. E’ uno dei ricordi più belli della mia vacanza. Read the rest of this entry

Viva la Vie Bohème!

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Il mare e i cucchiaini

23 Maggio – 19 Luglio. Cinquantasette giorni. Muore prima Falcone, poi Borsellino. Vent’anni fa. Oggi.

«E allora ripetiamolo che Falcone e Borsellino non furono assassinati soltanto per una vendetta postuma di Cosa Nostra. […] Perché, è indiscutibile, si voleva così anche cancellare per sempre un metodo di lavoro, si voleva impedire che fosse riproposto e allargato. […] Erede di Falcone e del suo metodo era Borsellino: si fa saltare in aria anche lui. E perché lo si fa proprio in quel momento?» Read the rest of this entry

«Al diavolo i fiori!»

«Magari!» Così E. L. James, autrice di “Cinquanta sfumature di Grigio”, il primo libro della nuova saga che promette di rendere bollente l’estate 2012, risponde a chi le chiede se la piccante storia sia autobiografica.

Siccome detesto cordialmente chi (s)parla di un libro/film/argomento-a-scelta per partito preso e senza cognizione di causa – si, ho letto Moccia e Fabio Volo, pure – ho comprato e letto il famigerato libro. Cinque o sei anni fa ho fatto lo stesso con la saga di Twilight: mi sono fatta regalare tutti i libri per Natale, sinceramente stupita del fatto che le ragazzine dodicenni della classe di catechismo che seguivo all’epoca sembrassero tutte innamorate cotte di questo tal Edward. Una arrivò addirittura con una felpa che diceva qualcosa di lupi, agnelli… Insomma, dovevo riuscire a capire cosa c’era di tanto interessante in questo tizio. Premessa: io amo Harry Potter. Le avventure dello scarmigliato maghetto creato da J. K. Rowling (dev’essere un vezzo, questo delle iniziali puntate) sono riuscite ad avvincermi, farmi fare code infinite a mezzanotte in libreria, comprare edizioni diverse, in lingue diverse, illustrate e non: più di dieci anni dopo l’uscita del primo volume, non mi stanco di leggerle. L’intreccio è fenomenale: nel primo libro ci sono dettagli apparentemente insignificanti che diventeranno importanti nel settimo, il carattere dei protagonisti è sfaccettato, complesso, il vocabolario ricco e variegato. Le saghe mi piacciono, ritovare gli stessi personaggi e vedere come si evolveranno di volume in volume mi affascina. Cambiando genere e lasciando Hogwarts, la serie di polizieschi ideata da J. A. Konrath è una delle cose migliori che io abbia letto negli ultimi anni. Ironico, divertente, ben architettato, splatter al punto giusto, romantico q.b. – cioè poco, e va bene così. Scritto divinamente, soprattutto pensando che il personaggio principale è una donna (il tenente Jacqueline “Jack” Daniels, motivo per cui ognuno dei libri prende il nome da un famoso cocktail: Whiskey Sour, Bloody Mary, Rusty Nail…), il punto di vista del narratore quindi è femminile e l’autore, invece, un pacioso omaccione barbuto che, a giudicare dal suo profilo Twitter, dev’essere simpatico. Read the rest of this entry

Perché adoro mia madre – #2

Perché è una ballerina dell’anima.

Il mio primo amore sportivo è stata la danza classica (il secondo, il pattinaggio artistico). Dieci anni della mia vita dedicati a sembrare leggera, eterea, impalpabile, quasi (e poi dopo altri dieci a cucinare e mangiare cosicchè la leggerezza vabbè, ma sorvoliamo). Read the rest of this entry

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