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Category Archives: Things worth living for

#Leaveamessage 2012 – Spread the Love!

pooh Ognuno ha i guru che si merita. Io ho l’orsetto Pooh. E come insegna il mio guru, l’amore lo senti. Ma l’amore lo puoi anche leggere, e trovare sotto forma di bigliettino… Per il secondo anno consecutivo, su iniziativa di Chiara, torna Leaveamessage. Read the rest of this entry

Una città, un compleanno, un giveaway

Una città: Parigi!

Appena rientrata sono stata catapultata in un mare di faccende da sbrigare, problemi da affrontare e incombenze più o meno piacevoli da svolgere, ed ho sempre rimandato il resoconto delle mie due settimane parigine, ma… è stato bellissimo! Come prima cosa, il mio soggiorno nella Ville Lumiére mi ha portato a convincermi che i francesi sono un popolo di ipocondriaci. In nessun’altra città ho visto un numero così elevato di farmacie e parafarmacie (parafarmacie?): se proprio dovete scegliere una città all’estero per sentirvi male di brutto, fate che sia Parigi. Ho vissuto da turista part time, diciamo: non mi sono sottratta a nessuna delle tappe obbligate del perfetto neofita in terra d’Oltralpe, e ringrazio nuovamente tutti coloro che mi hanno fornito consigli e dritte: il Louvre, Notre Dame, il Sacro Cuore, Versailles e Disneyland, il Museo d’Orsay e Les Invalides, Place de La Concorde e la tomba di Napoleone, l’Arco di Trionfo e i vicolini di Montmartre, insomma… tutti i posti che ci si aspetta tu abbia visitato quando dici “Sono stata a Parigi”. Però, come forse ricorderete se avete seguito la mia permanenza londinese l’anno scorso, una delle cose che in assoluto io amo di più quando sono in un posto nuovo è girellare senza meta, perdermi, sperimentare quel vago senso di indefinitezza del “non so dove sono, e per ora va bene così”. Complice il fatto che l’amica da cui ero ospite durante il giorno (a volte anche la sera) era al lavoro, ho avuto modo di girare per conto mio molto spesso, il che mi ha permesso di trovarmi in quelle che io chiamo situazioni  da blog. Una per tutte (e ce ne sono state molte): su suggerimento di Labna (grazie Jas!), una sera sono andata da sola a cena da Chez Paul. Il ristorante lo consiglio vivamente: cibo ottimo, il migliore foie gras che abbia mangiato a Parigi, Tarte Tatin ottima, Bordeaux buonissimo. Non economico, ma decisamente vale ogni euro che spenderete; su questo argomento ho ampiamente dibattuto con la mia amica, la quale sostiene che non abbia senso spendere tutti questi soldi per qualcosa che (cito testualmente) tanto poi finisce nel cesso. Io, come ben sa chi mi conosce, sono invece una convinta sostenitrice della tesi: la cultura enogastronomica è elemento essenziale per capire e conoscere un luogo ed i suoi abitanti, e se è vero che noi siamo quello che mangiamo, col cavolo che io voglio essere un panino moscio, un’insalata appassita e un bicchiere di vino che sa di tappo. Per la cronaca, ho ordinato Foie gras de canard mi-cuit “Maison” come antipasto, Filet de bœuf, sauce béarnaise ou poivre come portata principale e Tarte Tatin avec le pot de crème fraîche per dolce. Mezzo litro di Bordeaux, acqua e caffè: il conto si aggirava sui 60€, e quel foie gras – e anche il cameriere che me l’ha servito, tra l’altro… – me lo sogno ancora di notte. Insomma, io ero lì, seduta ad un tavolino fuori dal ristorante, sulla strada, che consultavo il menu, solo in francese. Ad un certo punto il signore di fianco a me, che stava cenando con la moglie in un tavolino attaccato al mio, sulla sinistra, mi consiglia di ordinare una particolare pietanza. Rispondo col mio francese stentato che purtroppo non parlo bene la lingua, e così iniziamo a chiacchierare in inglese. Mi chiedono della situazione politica italiana, finiamo per parlare di Berlusconi e Hollande, Merkel e Monti, spending review e Stato Vaticano, scandali e intercettazioni, ma anche del viaggio in Italia che hanno fatto da giovani, della bellezza della Galleria dell’Accademia a Firenze, del David di Michelangelo e del trasloco del figlio che si sta trasferendo a Parigi da una cittadina vicina e che loro sono venuti ad aiutare: due persone gradevolissime. Quando finiscono di cenare e si alzano per andar via, attacca bottone il signore seduto alla mia destra (chi ha mai detto che i francesi sono scostanti?), arzillo ultrasessantenne accompagnato ad una ragazza che dev’essere stata più giovane di me. Lui si chiama Norbert, ed è un fan accanito del cinema italiano: parliamo per un’ora di Vittorio Gassman ne Il Sorpasso, della classe di Claudia Cardinale nel Gattopardo, Sophia Loren e Monica Vitti. Lei si chiama Carolyn, viene da Copenhagen ed è in Francia per studiare. Ci divertiamo constatando che la scambiano sempre per italiana o spagnola, grazie alla carnagione olivastra  e la chioma corvina, per niente in linea con l’idea classica di “bellezza nordica”; io, al contrario, vengo regolarmente presa per anglosassone, in virtù dell’incarnato pallido e delle lentiggini. Dovevo cenare al volo e rientrare a casa prima che calasse il sole, il risultato è che mi sono seduta alle 19 e alzata a mezzanotte. E’ uno dei ricordi più belli della mia vacanza. Read the rest of this entry

Viva la Vie Bohème!

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Il mare e i cucchiaini

23 Maggio – 19 Luglio. Cinquantasette giorni. Muore prima Falcone, poi Borsellino. Vent’anni fa. Oggi.

«E allora ripetiamolo che Falcone e Borsellino non furono assassinati soltanto per una vendetta postuma di Cosa Nostra. […] Perché, è indiscutibile, si voleva così anche cancellare per sempre un metodo di lavoro, si voleva impedire che fosse riproposto e allargato. […] Erede di Falcone e del suo metodo era Borsellino: si fa saltare in aria anche lui. E perché lo si fa proprio in quel momento?» Read the rest of this entry

Perché adoro mia madre – #2

Perché è una ballerina dell’anima.

Il mio primo amore sportivo è stata la danza classica (il secondo, il pattinaggio artistico). Dieci anni della mia vita dedicati a sembrare leggera, eterea, impalpabile, quasi (e poi dopo altri dieci a cucinare e mangiare cosicchè la leggerezza vabbè, ma sorvoliamo). Read the rest of this entry

20 anni, tante domande, nessuna risposta.

Quando, insieme agli uomini della sua scorta,  fu ucciso il Giudice Giovanni Falcone io ero piccola, avevo poco più di dieci anni, ma quel giorno, e molti mesi a seguire, lo ricordo bene. Me lo ricordo soprattutto perché mi colpì la preoccupazione dei miei genitori, e quando sei piccola è una cosa che ti rimane impressa. Dopo Capaci venne Via d’Amelio, Cosa Nostra ammazzò Paolo Borsellino e la sua scorta. Dopo ancora ci furono le bombe a Firenze, Roma, Milano: le stragi di mafia.

Ci sono tanti punti poco chiari in tutta questa faccenda, la verità chissà quanto è lontana e quando la sapremo davvero, noi cittadini normali, lontani dai palazzi del potere e dai loro intrighi. Ho letto molti libri su Falcone e Borsellino, scritti da persone più o meno informate, intellettualmente oneste, titolate a fregiarsi di appellativi quali “amico fraterno”, e alla fine le domande e i dubbi, lungi dal venire fugati, si sono moltiplicati. Allora, nel ventesimo anniversario dell’attentatuni, della morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, oggi, ne condivido qualcuna con voi. Read the rest of this entry

525600 minutes

Un anno. E’ tanto, è poco? E’ un traguardo che non mi aspettavo di raggiungere con un blog ancora attivo, soprattutto, come ben si ricorda chi mi ha aiutato a far nascere questo pezzetto di carta virtuale, e  si è sorbito tutte le mie paranoie “Non durerà un mese”. E incredibilmente c’è ancora gente che ha voglia di continuare a confrontarsi con me, chiedere, capire, farmi i cazziatoni se non scrivo per troppo tempo, farsi prendere da dubbi tipo “Oh, ma non è che quel post cattivissimo l’hai scritto perché ti rompo troppo le palle con Gaber, no?”, commentare. Gente che trova interessante leggere quello che scrivo, e legge tutto, sempre, anche se non commenta mai. L’altra sera ero ad un aperitivo, e stavo raccontando un episodio legato ad una persona; sono stata interrotta da: “Lo sappiamo, l’hai scritto nel blog”. Ancora mi devo riprendere, che un conto è scrivere di getto pezzi di vita come se avessi un diario, un altro è accorgersi che poi diventa senza lucchetto, quel diario, anche se i lucchetti dei diari dei quindici anni si aprivano schioccando le dita, praticamente. Read the rest of this entry

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