RSS Feed

Category Archives: Aria Fritta

«Al diavolo i fiori!»

«Magari!» Così E. L. James, autrice di “Cinquanta sfumature di Grigio”, il primo libro della nuova saga che promette di rendere bollente l’estate 2012, risponde a chi le chiede se la piccante storia sia autobiografica.

Siccome detesto cordialmente chi (s)parla di un libro/film/argomento-a-scelta per partito preso e senza cognizione di causa – si, ho letto Moccia e Fabio Volo, pure – ho comprato e letto il famigerato libro. Cinque o sei anni fa ho fatto lo stesso con la saga di Twilight: mi sono fatta regalare tutti i libri per Natale, sinceramente stupita del fatto che le ragazzine dodicenni della classe di catechismo che seguivo all’epoca sembrassero tutte innamorate cotte di questo tal Edward. Una arrivò addirittura con una felpa che diceva qualcosa di lupi, agnelli… Insomma, dovevo riuscire a capire cosa c’era di tanto interessante in questo tizio. Premessa: io amo Harry Potter. Le avventure dello scarmigliato maghetto creato da J. K. Rowling (dev’essere un vezzo, questo delle iniziali puntate) sono riuscite ad avvincermi, farmi fare code infinite a mezzanotte in libreria, comprare edizioni diverse, in lingue diverse, illustrate e non: più di dieci anni dopo l’uscita del primo volume, non mi stanco di leggerle. L’intreccio è fenomenale: nel primo libro ci sono dettagli apparentemente insignificanti che diventeranno importanti nel settimo, il carattere dei protagonisti è sfaccettato, complesso, il vocabolario ricco e variegato. Le saghe mi piacciono, ritovare gli stessi personaggi e vedere come si evolveranno di volume in volume mi affascina. Cambiando genere e lasciando Hogwarts, la serie di polizieschi ideata da J. A. Konrath è una delle cose migliori che io abbia letto negli ultimi anni. Ironico, divertente, ben architettato, splatter al punto giusto, romantico q.b. – cioè poco, e va bene così. Scritto divinamente, soprattutto pensando che il personaggio principale è una donna (il tenente Jacqueline “Jack” Daniels, motivo per cui ognuno dei libri prende il nome da un famoso cocktail: Whiskey Sour, Bloody Mary, Rusty Nail…), il punto di vista del narratore quindi è femminile e l’autore, invece, un pacioso omaccione barbuto che, a giudicare dal suo profilo Twitter, dev’essere simpatico. Read the rest of this entry

Advertisements

Fashion victims: cose che nessuno vi dice (ma dovrebbe)

Per noi figlie degli anni ’80, i leggins continueranno a chiamarsi fuseaux. E l’unico posto dove puoi indossarli con nonchalance abbinati solo ad una t-shirt è la palestra. Altrimenti, sei in mutande. Fattene una ragione.

Io lo capisco che sei cresciuta con i servizi di moda di Vogue e Elle e tutti questi giornali patinati dove sembra che  alla modella di turno abbiano pestato i calli subito prima di scattare la foto di copertina. E quindi sei convinta di essere tanto più misteriosa e fatale quanto meno sorridi. Ma nel mondo reale, nel mondo vero, la gente sorride. Mica sempre e mica tutta, ma quelli che sorridono di solito sono più simpatici. (Aneddoto: tanti e tanti anni fa, uno dei miei primi giorni di lavoro in TWU’, redazione. Dovete sapere che i giornalisti non salutano mai. A volte si salutano fra di loro, al massimo. Ma non salutano mai le banali e scialbe impiegate, ad esempio. Pfui. A me hanno insegnato che quando si entra in una stanza si saluta sempre per primi. Quindi è quello che faccio: arrivo in un posto, e saluto. E sorrido, che tanto non mi costa niente. Qualche giorno dopo, vengo fermata da un collega che mi fa, stupitissimo: “Ma tu… saluti sempre tutti. E poi sorridi. Non siamo mica abituati, qui.”) Prova, ogni tanto.

I capelli unticci fanno schifo. I capelli unticci con la ricrescita di dieci centimetri, anche. Non è che sono di moda perché li hai visti all’ultima fiamma dell’ex di Kate Moss. La quale, poraccia, probabilmente era troppo fatta per ricordarsi quand’è stata l’ultima volta che la sua chioma ha incontrato lo shampoo. Read the rest of this entry

Cinquantotto

Per ragioni a me ignote, si è diffusa questa credenza secondo la quale affiggere ad una parete un foglio con sopra riportato il magico numero terrebbe lontane mosche e zanzare.

Secondo il principio “io non ci credo, però non si sa mai, quindi nel dubbio intanto lo faccio”, una collega ha attaccato un Cinquantotto rozzamente disegnato su un bel cartoncino A4 bene in vista nel suo ufficio. Perchè mosche e zanzare non se ne vedono molte da queste parti, in compenso rompiballe come se piovesse. Read the rest of this entry

In gita all’Ufficio Brevetti

Cose impossibili, inutili o tutte e due che vorrei poter realizzare, brevettare, comprare, usare. Potrei valutare l’ipotesi di una co-produzione, nel caso.

Un dispenser spray di autoironia: antidoto di pronto intervento contro le persone che si prendono troppo sul serio. Una spruzzatina et voila, gente che ha fatto della vis polemica una ragione di vita magicamente allenta un po’ la presa e si fa una risata. Controindicazioni: l’effetto è temporaneo – per certa gente, essere dotati di senso dell’umorismo più a lungo di qualche minuto rimane un miraggio. Non si può avere tutto. Ho recentemente avuto prove empiriche che sarebbe utile a moltiiiiiissime persone (che però mi hanno fatto fare delle grandiose risate, nel frattempo che si scaldavano per delle inezie e scagliavano insulti manco fossero Voldemort).

Un mouse riscaldato: io non voglio credere che, con centinaia d’anni di innovazioni e invenzioni e tecnologia, ancora nessuno abbia pensato a questa cosa. Ditemi che esiste e che io me lo sono perso. Mi andrebbe bene anche il mousepad, a condizione che il calore venga irradiato per bene e riscaldi la mano che muove il mouse, che dopo cinque minuti di navigazione si congela irrimediabilmente. Succede anche a voi, è vero? Che la sinistra (parlo per i destrimani, eh) se ne sta lì, bel bella e ad una temperatura UMANA, e quell’altra, invece, sembra appena staccata da un cadavere. Ci manca solo il cartellino A B Normal. Che diamine. Read the rest of this entry

Blue Monday – Be Happy

Anno bisesto, anno funesto? Il 2012 inizia sotto auspici contrastanti. Il primo mese del nuovo anno ancora non è finito, e da queste parti – tra generale e particolare, dal mio piccolo microcosmo alla situazione economica mondiale passando per fantasiose statistiche – stiamo assistendo ai seguenti fenomeni:

* un numero consistente di amici che diventeranno genitori, alcuni dopo anni di tentativi, altri per la serie “basta una volta sola, eh”. Amiche che sai essere nate per fare le mamme e altre che “Oddio… ma poi sul serio TU dovrai educare questo bambino?” Buono sulla fiducia – che i figli per l’evoluzione della specie tendono ad essere migliori dei genitori; forse qualcuno si salverà. Read the rest of this entry

%d bloggers like this: