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Il mare e i cucchiaini

23 Maggio – 19 Luglio. Cinquantasette giorni. Muore prima Falcone, poi Borsellino. Vent’anni fa. Oggi.

«E allora ripetiamolo che Falcone e Borsellino non furono assassinati soltanto per una vendetta postuma di Cosa Nostra. […] Perché, è indiscutibile, si voleva così anche cancellare per sempre un metodo di lavoro, si voleva impedire che fosse riproposto e allargato. […] Erede di Falcone e del suo metodo era Borsellino: si fa saltare in aria anche lui. E perché lo si fa proprio in quel momento?»

Il momento a cui fa riferimento Antonio Ingroia è uno snodo cruciale nel lavoro dei procuratori antimafia a Palermo in quei primi anni ’90: le indagini sulla trattativa Stato-mafia. Non è certo un mistero, nè una rivelazione, che da anni  Cosa Nostra intrattenesse proficui e continuativi rapporti con alti vertici dello Stato e personalità di spicco della vita pubblica. Tommaso Buscetta riferisce ai giudici  di essere a conoscenza di relazioni tra Giulio Andreotti e Cosa Nostra fin dai primi anni ’80. Stiamo parlando di trent’anni fa. Nella motivazione della sentenza d’appello per l’omicidio di Salvo Lima – ex sindaco di Palermo colluso con la famiglia palermitana dei La Barbera, nella quale si annovera uno degli esecutori materiali dell’attentatuni di Capaci, Gioacchino  – datata 2000, si legge che “i mafiosi potevano contare sull’appoggio di Lima e per gli affari d’interesse nazionale anche sull’ on. Andreotti”, entrambi indicati come “i loro referenti politici di sempre”. Uno è morto, l’altro è vivo, vegeto e con un cospicuo stipendio da senatore a vita.

E’ certo che Borsellino fosse a conoscenza di questa volontà da parte di pezzi deviati dello Stato di cercare compromessi con i capi di Cosa Nostra, e altrettanto sicuro immaginare che, da uomo di Stato vero, integerrimo, votato ad un’onestà intellettuale e morale senza dubbi, trovasse la prospettiva rivoltante. Falcone disse in diverse occasioni che l’isolamento a Palermo spesso produce omicidi di mafia: è stato così per lui, è stato così per Borsellino. Prima ancora che dilaniati dall’esplosivo, sono morti perché sono stati lasciati soli.

“Per noi comunque non è più il tempo di provare quella terribile sensazione che tante volte in passato ci era capitato di avvertire: di stare svuotando il mare con un cucchiaino.Pensammo allora che la stagione del cucchiaino fosse finita. Da qualche tempo temo invece fortemente che stiano per riprendere o addirittura che siano già riprese le forniture di cucchiaini, nonostante l’intatta volontà di procuratori, sostituti, inquirenti” – Antonio Ingroia

 

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