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Sulla punta dei piedi

Visto che molte amiche sono appena diventate (o stanno per diventare) mamme, e il mio istinto materno è ipertrofico da più di tre lustri, oggi parliamo di bambini. Io ho una predilezione particolare per i bambini. Mi piacciono, e io piaccio a loro, di solito. Alcuni dei LavoriPrecari che ho fatto con maggiore soddisfazione, negli anni, hanno avuto a che fare con queste persone molto basse: la babysitter, l’animatrice dei Centri Estivi, l’Educatrice Teatrale nelle scuole. Mi piacciono i bambini per molti motivi. Ad esempio, perché sono francamente esilaranti.

 Alla piccola A., due anni e mezzo, mentre giocava con l’enorme cesta dei suoi balocchi, è stato detto per scherzo di stare attenta, che se passava troppo tempo dentro la cesta, sarebbe diventata anche lei un giocattolo. Lei ha chiesto rassicurazioni alla nonna, ma non era granchè convinta; tutte le volte che passava davanti a uno specchio, si fermava, guardava bene la sua immagine riflessa e commentava, a mezza voce: “Ah, meno male… Sono ancora una bambina”. Quando nacque A., il fratellino S., turbato dalla nuova arrivata e dai suoi strilli a ottomila decibel, aveva già le idee molto chiare sulla faccenda. “Allora, raccontami un po’, com’è la sorellina?” Sguardo di chi la sa lunga e cupa rassegnazione: “Quella è pazza.” Negli annali della mia famiglia, si custodisce memoria di quando io, piccola treenne, vidi un uomo che chiedeva l’elemosina per strada. Ho chiesto a mio padre perché quell’uomo stesse seduto immobile sul marciapiede, e lui mi disse che era lì perché non aveva un lavoro, e per questo non aveva da mangiare. Io commentai con: “Va bene babbo, allora a quel signore diamoglielo lo stesso un soldino. Anche se non lavora, quindi è un ozioso.” La mia natura iperattiva e bibliofila cominciava già a dare segni evidenti.

Estate, camminata in montagna: mio fratello e mia cugina, coetanei, non avranno avuto nemmeno dieci anni. Una peculiarità della mia cuginetta, fin da piccola, (in effetti anche ora che è cresciuta e si avvia verso una luminosa carriera internazionale) è sempre stata la sveltezza dialettica, al limite della logorrea, per essere esatti. Mentre eravamo tutti quanti rosso pomodoro, con le residue scorte di ossigeno che cominciavano a scarseggiare, lei era l’unica che con le gambe da stambecco continuava a camminare e chiacchierare, ininterrottamente. Mio fratello si ferma di botto, la guarda, alza gli occhi al cielo e fa: “Ma non stai zitta neanche in salita?!” Questa cosa ci fa sempre morir dal ridere. Qualche anno fa, al termine di una rappresentazione teatrale in cui facevo la parte dell’eroina romantica buona e gentile, vengo avvicinata da una signora, il cui figlio seienne si era perdutamente innamorato di me. Che volete, faccio questo effetto ai maschi sotto il metro e mezzo. Son talenti. Comunque, il mio spasimante ha tormentato la madre per venti minuti con: “Può venire a casa con noi? Eh, mamma? Può? Dorme nel mio letto.” Poi, a me: “Io da grande voglio fare il costruttore di barche. Lo sai perché?” “No, tesoro, perché?” “Perché così costruisco una barca bellissima e ti porto via con me sul mare.” Io a quel punto già stavo pensando al rapimento del fanciullo, che una cosa così bella non me l’ha più detta nessuno.

I bambini sono la gioia del mondo, altrochè. Vi lascio con una riflessione bellissima del poeta polacco Janus Korczak.

“Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”.

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2 responses »

  1. È bellissimo….i bambini sono una forza e la nostra salvezza…se solo li lasciassimo essere bambini….capisci a me!!

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  2. d’accordissimo con quello che scrivi…peccato che molto spesso la rovina di quei bambini sono gli adulti…ma non voglio essere polemica! 😉

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