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I sassolini, le scarpe e i “ma anche no”.

Avvertenza: post perfido – per controbilanciare l’overdose zuccherina delle settimane passate, che tra Natale e Capodanno e feste varie e film strappalacrime in tv, ora ci sta anche bene. D’altra parte, è ufficialmente il 7 Gennaio, ed è passata anche l’Epifania che, come è noto, tutte le feste si porta via…

Uno dei blog che mi piace di più leggere è quello di Cuoca Precaria. Leggera, mai banale, ironica e spesso fonte di riflessioni. In questo post, tra i vari blog segnalati capito su The Dog House Diaries, realizzato da tre tipi che disegnano fumetti.

Girovagando tra le vignette, incappo in questa, e sorrido:

Se frequentate anche saltuariamente il mondo dei blog e/o dei social network, dall’agonizzante MySpace a Facebook, dall’amato Twitter a quella sòla di Google+, sicuramente avrete capito. Altrimenti, permettetemi di spiegare, e di togliermi qualche sassolino dalla scarpa, che sono iniziati i saldi e devo stare comoda per l’assalto alle vetrine (e io lì mi fermo perchè non ho un soldo, ma voi potete pure entrare).

Di solito, le persone tendono a reputarsi fichissime, soprattutto nascoste dietro lo schermo di un computer, moooolto più di quanto siano realmente e molto più di voi, comunque. Quindi, appena hanno l’occasione di avere un microscopico spazio in cui al loro strabordante ego venga concesso asilo, il pericolo si fa reale. Se, poi, la distanza tra TE e l’ego di questi soggetti è soltanto quella di un Clic, le cose possono velocemente precipitare. Funziona così:

* Facebook / 1 – le richieste di diventare fan di una pagina personale.  Lo dirò una volta per tutte: chiunque tu sia, un teatrante, una cantante tepiacerebbe, un’aspirante attrice, un blogger iperquotato, uno scrittore wannabe, un regista di belle speranze e poche competenze…. chiedermi di cliccare “Like” alla tua pagina personale Facebook è di una tristezza infinita. E poi, tesoro, rassègnati: non sei Marlene Dietrich, nemmeno se ti sforzi, nemmeno se la tua foto profilo vorrebbe sembrare enigmatica e misteriosa, nemmeno se hai 4.500 amici e ogni foto che pubblichi trova lo stuolo di cavalier serventi pronti all’adulazione selvaggia. Non sei Orson Welles, anche se fai sempre le vacanze al Forte d’estate e a Cortina d’inverno, crisi o non crisi, e con tutti i soldi di papà ti potresti comprare cinque studi televisivi. Non arriveresti all’altezza delle suole delle scarpe nemmeno di Jon Bon Jovi (con tutto il rispetto per Mr. Always) anche se avessi venti studi di registrazione. Ma anche no.

* Facebook / 2gli inviti a qualsiasieventodel(loro)mondo. Qua raggiungiamo vette di idiozia esilaranti (inserire un “oppure” dopo ognuna delle proposizioni di seguito elencate). Cioè, fammi capire: non ci vediamo da mesi se non anni, e mi stai anche un po’ sulle palle – sentimento evidentemente ricambiato. Ci hai provato con me e sei stato clamorosamente rimbalzato e ora non ti posso vedere nemmeno in foto. Se non fosse stato per me saresti ancora in preda ai dubbi: “Mah-non-lo-so-forse-recitare-non-è-la-mia-strada” e adesso pensi d’essere l’incarnazione di tutte le Muse, ma ops!, l’umiltà te la sei dimenticata, e di ringraziare, anche. Vuoi fare la scrittrice nonostante tu abbia un paio di problemini mai risolti con il congiuntivo. Però… mi inviti al tuo spettacolo teatrale? L’anteprima del tuo film? Il tuo concerto? La presentazione del tuo libro? L’inaugurazione del tuo locale? E io dovrei partecipare? (risate pre-registate in sottofondo) Ma anche no.

* Facebook / 3le richieste di diventare fan del tuo blog. Oggesù. Già il termine “fan” mi provoca l’orticaria. Non sono fanatica di nessuno. Non ero una fanatica nemmeno per i mitici TakeThat dell’età dell’oro, sia la loro che la mia a 12 anni. E adesso, i miei miti musicali sono tutti molto morti, e comunque ho il sospetto che nè Fabrizio De Andrè nè Jeff Buckley avrebbero gradito pensare alle persone che ascoltano la loro musica in termini di “fan”. Quindi figurati se divento fan del tuo blog. Per carità, caruccio, eh, continua pure a scrivere/cucire/fotografare/cucinare, ma non aspettarti che il resto del mondo a parte te esulti di giubilo alla lieta novella che “è nata la pagina Facebook del blog, metti un Like!” Fattene una ragione, per quello che mi riguarda le richieste che mi fai quasi giornalmente sono seconde, come fastidio provocato, solo agli inviti a piantare fagioli su FarmVille e consegnare carriole piene di mattoni su CityVille. Ma anche no.

* Twitter – 140 caratteri di link al tuo blog. O usati per chiedermi di votarti al super contest per vincere laqualunque. Per linkare il post contenente LaRiflessioneDelSecolo – no, non sei profonda, sappilo: sei solo incredibilmente dupalle. O per linkare una tua ricetta. O (e allora sei proprio cretino, non c’è speranza) per rimandarmi su Facebook, e chiedermi di fare il “Like” alla tua pagina. O perchè si vince una casa a Manhattan (quella la vorrei anch’io) o una serata linguainbocca con lo Chef più ormonale dell’universo. O per condividere la (ri)presa diretta delle ultime prove del tuo spettacolo – che tra l’altro sei pure abbastanza idiota a confrontarti con un mostro sacro del teatro avendo recitato solo nei saggi scolastici, e nemmeno ti facevano fare Gesù Bambino, al limite l’asinello. Già quello ti poteva dire qualcosa: è proprio vero che dall’esperienza non si impara niente. Lo scopo di Twitter non è “mi faccio pubblicità e basta”, ma in effetti è una spiegazione un po’ complicata, te la dico un’altra volta che ora sei impegnato a fare copiancolla dell’indirizzo del tuo blog. Ma anche no.

* Instagram – so che è una verità dura da accettare, ma anche se avete l’IPhone e l’applicazione in che permette di ottenere effetti strabilianti, NON SIETE Cartier-Bresson.  Il web è invaso di “goccioline di rugiada in una mattina d’inverno”, “coccinella adagiata su petalo di margherita”, “cane che dorme”, “gatto che pisola” e “pesce rosso che fa le bolle” : non se ne può piu. Sempre per il discorso dell’ego sovradimensionato, poi, se qualcuno si azzarda a non mettere le cinque stelle o chissàcosaltro, a questi FabrizioFerri de’noartri non è che gli viene in mente che – forse – la loro foto proprio non vi piace, perchè è di una banalità assoluta, e di piedini di neonati ne avete visti a centinaia da quando gli amici hanno cominciato a figliare, e minimo minimo tutte ‘ste creature a diciotto anni dovrebbero fare una class action col Telefono Azzurro e denunciarli per maltrattamenti. No. Se ti azzardi a NON entusiasmarti, è perchè sei invidioso. (ma de che? ma di chi?) Ma anche no.

Oh. Adesso le mie scarpe sembrano un po’ più comode. Le vostre?

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4 responses »

  1. Fantastico, mi diverto troppo a leggere i tuoi post!

    In che senso i tuoi artisti musicali sono tutti molto morti?

    Reply
  2. divertentissimo! (fortuna che non faccio nessuna delle cose di cui sopra, sennò mi sentivo veramente sfigata! XD)
    (no, però, a parte gli scherzi. Secondo me autopromuoversi è proprio poco brillante. Però credo che paghi, se uno vuol farsi conoscere. Poi, se proprio fai schifo, la comunicazione lascia il tempo che trova)

    Reply

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