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You’re a Londoner if… / 2

Giorno di festeggiamenti: tre mesi LostinLondon! E visto che in tre mesi ho avuto modo di osservare (e talvolta mutuare… ebbene si!) le abitudini locali, festeggio il mesiversario con la seconda parte del vademecum per il perfetto wannabe Londoner.

  • In Metro / 2 : abbiamo parlato delle letture consigliate, adesso è il momento di ciò che vi terrà le mani occupate nel caso non amiate leggere (male) o non siate proprietari di uno smartphone (peccato mortale, here in London) : gli sbroscioni. Le ciofeche. Il mezzolitro di frappuccino Starbucks e blackamericano di Pret A Manger, o SkinnyLatte di Nero, o insomma una bevanda a scelta di una catena a scelta delle diecimila che affollano le strade di Londra. Se non hai in mano il tuo beverone takeaway non sei nessuno. (se poi riesci a non rovesciartelo addosso anche meglio, ma non si può avere tutto) Alternativa ecofriendly: la borraccia. Fa molto “environment caring”, è cool. Qua è anche abbastanza in voga la moda delle acque aromatizzate: in particolare, gli inglesi hanno una vera e propria fissazione collettiva per il mango. Le acque al mango, gli smoothies al mango, il caffelatte al mango (non me lo voglio nemmeno immaginare). Altro che burger e fish&chips: l’alimento nazionale è il mango. Se la batte con le patatine Double Cheddar&Onions e con la Marmite, una roba veramente ignobile che gli inglesi spalmano sui toast, mischiano al burro per condire la pasta, aggiungono ovunque. Qua ci vanno giù pesanti.
  •  Sprezzo del pericolo : nello specifico, quello di una tonsillite. Eccezion fatta per questi ultimi dieci giorni di sole splendente e clima mitissimo, in questi tre mesi estivi la temperatura media ha raramente superato i 15°, i giornali non fanno altro che rimarcare che questa è l’estate più fredda dal 1998 (ettipareva…) e ancora vedo in metropolitana ragazze vestite meno di quanto mi vestirei io per un piscina party. Ciò che distingue i veri Londoner dai wannabes è la frenetica ricerca di cappellino/ombrello/impermeabile alla prima goccia d’acqua. Gli autoctoni non fanno una piega: non aumentano il passo, non si fiondano sotto il primo cornicione che trovano, non ravano furiosamente in borse/zaini per estrarre l’ombrello. Sono giunta a questa conclusione: i Londinesi sono idrorepellenti. Nascono proprio così, sono geneticamente modificati. O, semplicemente, sono rassegnati. Come una volta mi ha detto uno che la sa lunga…. questa è l’unica città del mondo dove piove in orizzontale. Non hai scampo. Quando inizia, è inutile che provi a ripararti, tanto ti bagni lo stesso. Tanto vale che ti abitui subito.
  • Il babycino: ovvero, il cappuccino per i bambini. Durante il mio lavoro al Museo – e in giro per i vari Starbucks et similia –  più di un genitore ha avanzato questa richiesta. Dopo il primo istante di smarrimento (eccherobaè?) sono stata istruita dai miei più esperti colleghi. Il babycino è lo strumento con cui tieni buona la creatura urlante che vuole a tutti i costi bere dalla tazza di Mummy: così ha la sua. Riempi la tazzina da espresso di schiuma di latte e ci spruzzi sopra un po’ di polvere di cacao: voilà! Ecco a voi il babycino. Non si capisce perchè il piccolo Hooligan non possa sperimentare un po’ di sana non soddisfazione immediata dei propri capricci/bisogni (“No, tesoro, questo è della mamma.” E basta), ma tant’è.
  • Il guinzaglio : non ai cani, ai bambini. Questa cosa tuttora mi inquieta un po’, eppure è una delle abitudini più in voga da queste parti. Proprio ieri, ero da Hamleys – il vero Paese dei Balocchi – in missione per conto della cugina e del suo pargoletto, il bambino con più giochi dell’Universo. Ovviamente, l’ultima fissazione ludica è una cosa di cui ha assolutamente bisogno e che si trova solo a Londra. E vabbè. Mentre girellavo per questo posto incantato (perdendo un buon quarto d’ora nella sezione dedicata a Harry Potter, dove sono chiuse in una teca tutte le bacchette dei personaggi – principali e non – della saga) ho visto un numero imprecisato di mamme che tenevano i propri bambini in una sorta di imbragatura, che passa in mezzo alle gambe o ciconda il torace degli sventurati esserini, e termina in una manopola saldamente in mano all’adulto (ho scoperto che ha anche un nome: KinderKord). E finchè è in mano ad un adulto… ma al Museo ho visto anche tanti guinzagli in mano ai fratelli maggiori. Questo è sadismo, dai. Che minimo minimo ai poveri guinzagliati gli viene il colpo di frusta, con la cattiveria che usano i fratellini. Vendetta tremenda vendetta.

Adesso scusatemi, eh, ma devo proprio andare. C’è un sole talmente bello e quasicaldo che devo approfittarne: quasi quasi, oggi pranzo ad Hyde Park…

 

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4 responses »

  1. na ma io mi domando, quando tornia FI le fai anche x Firenze queste cose?!?! perché io proprio bisogno di sapere che continuerai a scrivere, ed io a leggerti!! :*

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  2. COME SEMPRE I TUOI POST SONO DA MORIR DAL RIDERE! ;-*

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  3. Devo assolutamente provare anche io a chiedere il babycino per Troppolino 😀

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  4. @ Juls sei troppo dolce! E poi…. senti, ma io stavo pensando…. dopo Il Fettunta Party, secondo me sarebbe perfetto un Caldarrosta&Vino Novello Party: come la vedi? 😀

    @ Lisa : qua si vede davvero di tutto!

    @ Maiko76 : quando entri in un bar e chiedi il babycino ci DEVO essere! Mi voglio gustare la faccia del barista :O

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