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LostinLondon non è solo un hashtag

Nella sezione “About me” di miparevastrano manca una informazione importante: a me piace perdermi. Cioè, proprio nel vero senso della parola. Essendo un animale tendenzialmente solitario di natura, mi piace molto viaggiare da sola, come avrete intuito dal fatto che quasi tre mesi fa ho preso le mie valigette e sono partita per la Perfida Albione on my own. Essendo in aggiunta anche parecchio antitecnologica, sono una fan accanita delle cartine di carta, quelle che quando le apri poi devi tirare giù tutti i santi del paradiso per richiuderle com’erano prima, e di solito non ti riesce mai.

Quando arrivo in un posto nuovo a volte ho una mappa del centro città, molto più spesso invece no e allora scelgo fra due opzioni:

  1. lascio libera la mia natura di stalker e importuno i passanti che mi sembrano autoctoni chiedendo dove sono/dove devo andare. Questa soluzione è la mia preferita quando ho fretta, o quando devo incontrare qualcuno. Come abbiamo già visto, non è che questo mi impedisca di arrivare in clamoroso ritardo ad appuntamenti importanti tipo il primo colloquio di lavoro LostinLondon, ma tant’è. Mi diverte chiedere informazioni, è una roulette russa: spero di non incontrare mai uno che dia indicazioni stradali come le do io, per esempio, ma il fatto che sappia che è una possibilità più che concreta è già di per se una piccola avventura.
  2. Seconda opzione: vago. Io vago, letteralmente senza meta. Vedo un incrocio che mi piace? Lo attraverso. Poi magari arrivo a metà, scorgo in lontananza una piazzetta che mi piace di più, e cambio strada. Sto camminando sulla via principale e in un viottolino sperduto vedo un giardino che mi attira? Mi ci fiondo, lancia in resta. Poi fa niente se quando arrivo alla mia meta non so più dove sono e non so come tornare a casa. Io vago. (Piccola Parentesi Educativa: Bambini, non imitatemi! No, a parte tutto, non è che sono proprio completamente cretina: non l’ho – quasi – mai fatto di notte, per esempio. La luce del giorno effettivamente aiuta, quando ti sei persa e non sai dove andare) Ho un’immagine chiara di una vacanza women-only con due amiche, lo scorso ottobre, in Portogallo. E’ sera, siamo su un autobus nelle immediate vicinanze del centro storico di Porto. Stiamo percorrendo una strada che mi piace, e al grido di “Questo tratto mi ispira! Scendiamo qui! Ora!”, obbligo le mie due compagne di viaggio ad abbandonare il calduccio del bus, incurante delle proteste: “Ma non sappiamo dove siamo!” “Ma poi come torniamo in albergo?!” “Ma te sei tutta scema, te lo dico io…”in ordine sparso. Comunque la mousse di cioccolato del ristorantino dove abbiamo cenato sempre perchè  “guarda che bellino, dai entriamo!” era paradisiaca, ve lo dico.

 Ecco da dove viene Lost in London. Non è solo un hashtag su Twitter. E’ un modo di guardare il mondo in cui mi ritrovo, in questo momento. E’ lasciarsi sorprendere da un negozietto di libri usati che non sapevi nemmeno che esistesse, prima di capitarci per puro caso mentre cerchi la fermata della Metro che “eppure era qua vicino…oddio aspetta, ma da qui c’ero già passata…”. E’ trascorrere un’ora a pregare in una chiesa greca ortodossa, perchè quella cattolica non c’è proprio verso che tu riesca a trovarla, ma poi, guarda caso l’atmosfera nella chiesa “sbagliata” era esattamente quella giusta. Poi, certo, è anche quindici sterline sprecate per una cena in un pub fumoso e semivuoto che mi ispira da settimane, ma che viene fuori abbia il cibo peggiore dell’universo gastronomico Londinese e – credetemi – è tutto dire (di contro, gli avventori del pub erano talmente folkloristici che ho rimpianto amaramente l’assenza del flash nel mio cellulare: sarebbero state delle foto clamorose). Entro certi limiti dettati dal comune buonsenso, questa mancanza di punti di riferimento (e sto parlando di quelli geografici, ma non soltanto) è una sensazione eccitante. Vuol dire che sono pronta a crearmene di nuovi: i miei occhi sono bene aperti, le terminazioni nervose pronte a captare ogni piccola scintilla di elettricità.

Insomma, siore e siori: questo è il significato di Lost in London, per me. Questa sono io, credo. Almeno, questa sono io adesso. Non è poco. E non è male, dopotutto.

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8 responses »

  1. Fra ti adoro e ti stimo davvero. Un abbraccio grande!

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  2. tu sei mitica! 🙂 anche a me ogni tanto piace girare senza meta, ma lo devo fare con mooooolta parsimonia dato che sono totalmente sprovvista di senso dell’orientamento!

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  3. “perdersi” per come lo intendi tu è stupendo!!!Io parto sempre premunita di guida ma poi non la seguo molto. Se una via, pub, parco, chiesa o piazza mi ispira, poco mi importa se nella guida ufficiale non c’è!!! Il mio ragazzo mi dice sempre che io mi scrivo le mie guide personali in base a quello che mi va sul momento! Non so se lui lo Intende come un complimento ma per me lo è! L’unico inconviente: quando giro in macchina tendo a prendere un sacco di multe perchè guardo la metà invece che il tragitto e poi il 99% delle volte non riesco mai a tornare due volte nello stesso posto perchè non so mai come ci ero arrivata!!!

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  4. La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai che hashtag ti capita!

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  5. Anche a me piace perdermi, seguire le stradine sperdute, andare a vedere angoli di città non turistici, ma devo ammetterlo non riuscirei mai a farlo da sola 🙂

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  6. Questa sfaccettatura del perdersi mi piace tanto, ma tanto tanto! Brava 🙂

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  7. @ Lisa : sei un tesoro 🙂 Grazie!

    @ Cristina : Guarda, Cris, ti capisco benissimo… e in effetti a volte la cartina è quantomai salvifica!

    @ Cristina : scriversi le guide personalizzate… mi piace questa cosa. Si, è un bel complimento!

    @ Mattia : e se lo dici tu, che sei un’autorità in materia di hashtag, c’è da crederti!

    @ Maiko76 : il trucco è evitare di farlo di buio 😉

    @ Martina : anche a me, Marty… un bacio grande!

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  8. Pingback: “Gli sconosciuti sono lì apposta per essere conosciuti, prima o poi” « miparevastrano

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