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Through the Barricades : London Riots

 Come avrete visto in televisione, letto sui giornali (anche se personalmente come strumento d’informazione per farsi una prima idea consiglio Twitter, è più immediato degli organi ufficiali e spesso ha meno filtri) o ascoltato alla radio, in queste ore Londra sta vivendo momenti drammatici.

Scrivo questo post per tranquillizzare parenti/amici/conoscenti in ansia per le mie sorti: non vi preoccupate! Sto bene.

Fortunatamente, il Museo è in una zona di Londra che non è stata toccata dalla guerriglia urbana degli ultimi giorni. La Topaia è invece vicina ad alcune delle zone dove sono successi gli episodi più violenti (che sono Harlesden, Hackney, Islington, Lewisham, Peckham, Catford, Brent Cross, Croydon, Ealing, Camden, Clapham Junction, Enfield, Notting Hill)  ma per il momento non ci sono stati disordini rilevanti.  Nonostante ciò, la situazione è piuttosto grave. Lunedi sera – grazie a lei, a suo marito e al cambiamento di programma nelle loro vacanza estive: vi adoro! – avevo due fantastici biglietti per assistere ad uno dei più bei musicals sulla scena londinese e non solo: Wicked. L’ho già visto una volta, e ho la sensazione che quella di lunedi non sarà l’ultima: credetemi, è meraviglioso!!

Ho invitato il collega IndianoVeggie, che lunedi era libero; io avevo chiesto di poter uscire un’ora prima del solito orario, per essere fuori intorno alle 17:45. Da queste parti – immagino per compensare la scarsità di luce diurna – gli spettacoli serali di cinema/teatro cominciano molto prima rispetto a quanto accade da noi: l’orario di inizio del musical era 19:30. Avevamo concordato il seguente programma: ci saremmo incontrati al termine del mio turno al solito pub dove andiamo per la nostra brava biRetta dopo-lavoro, per poi mangiare qualcosa al volo in uno dei mille ristorantini di South Kensington. Da lì, Tube o taxicab (a seconda di quanta fame avremmo avuto e del tempo che avremmo impiegato per finire la cena) verso l’Apollo Victoria Theatre.

Fino al punto 2 è andato tutto come previsto. Al pub ho trovato il collega IndianoVeggie con il Colombiano, che lavora al Ristorante del Museo e aveva finito da poco. BiRetta, chiacchiere, saluti. Io e il Veggie ci dirigiamo in un ristorante libanese che è diventato uno dei favoriti per le cene postlavoro&postbiRetta (tornerò in Italia con dieci chili in più e la pancia da bevitore, ve l’avevo detto?).

A metà fra l’humous e i falafel squilla il VeggiePhone. Via via che la telefonata prosegue il suo viso si rabbuia. E’ sua mamma, che lo prega di tornare subito a casa. I disordini si sono spostati da Tottenham a Oxford Circus, in pieno centro: un chilometro e due fermate di Tube da dove ci troviamo noi e dal luogo in cui dobbiamo andare.

Lui si scusa mille volte e decide di rientrare, casa sua è abbastanza lontana, ci vuole più di un’ora di viaggio e non vuole che i genitori stiano in pena tutta la sera. La mammaVeggie per sicurezza telefona anche a me, è gentilissima, mi offre ospitalità per la notte, dice che è pericoloso tornare a casa. Io non voglio assolutamente rinunciare a… sconfiggere la gravità un’altra volta, ma è chiaro che non sono un’incosciente, con tutto l’amore per Wicked non avrei mai messo a rischio la mia incolumità. Raggiungiamo questo compromesso: arrivati alla stazione della metropolitana di South Kensington, chiediamo info sulla situazione in Oxford Circus ai Bobbies o al personale dell’Underground. Se ci danno il via libera, lui mi lascia andare in teatro, altrimenti passo la notte alla VeggieHome. Veniamo rassicurati: pare che la guerriglia sia stata sedata, le strade sono libere e non ci sono problemi.

A questo punto il Veggie si convince che va tutto bene, mi lascia alla stazione della metro e torna a casa, mentre io mi godo uno spettacolo stupendo. Al termine del musical decido che non c’è pericolo, e torno con relativa tranquillità a La Topaia. In effetti, il servizio di polizia e sorveglianza negli ultimi giorni in giro per Londrà è stato notevolmente aumentato, ci sono poliziotti praticamente ad ogni angolo di strada, e la sensazione generale è di essere abbastanza al sicuro.

Ieri pomeriggio, durante il mio benedetto day off, ero vicino a Regent Street insieme a questa delizia di ragazza. Perchè va bene i disordini, ma l’economia bisognerà pure farla girare. O no?! Insomma, eravamo in uno dei posti più pericolosi (per il vostro conto corrente, intendo) di tutta Londra: Liberty. Sonia, la mia banca ti odierà a vita per avermi fatto conoscere questo luogo di perdizione, ma io te ne sono molto grata! Mentre mi stavo provando questo bellissim*o Barbour Limited Edition (che poi ho dovuto comprare, chevvelodicoaffà) abbiamo iniziato a chiacchierare con la commessa dei recenti episodi in città. Lei ci dice che i servizi di Intelligence e Scotland Yard hanno sconsigliato di rimanere in giro per il centro della città dopo il tramonto, perchè la rivolta si sta spostando rapidamente: da Tottenham a Piccadilly Circus, Oxford Street, Notting Hill. Per precauzione, tutti i negozi del centro subiranno una chiusura anticipata, una o due ore prima del consueto orario. Ci dice che faremmo bene a rientrare a casa prima che scenda il buio, potrebbe essere pericoloso. Poche ore prima un altro ragazzo è stato ferito a morte durante uno scontro a fuoco, e la polizia è autorizzata a sparare proiettili di gomma contro chiunque provochi disordini. A questo punto siamo un filino allarmate, e decidiamo che è il caso di rientrare. Alle 18 sono già al sicuro a La Topaia. Qui, gli unici attacchi che devo temere sono quelli delle pulci.

Oggi la situazione non è ancora tornata alla normalità, le London Riots sono ancora la notizia di apertura dei principali quotidiani, i business men diretti nella City a bordo dei vagoni della Metropolitan Line non parlano d’altro, le sirene della polizia si sentono sempre più spesso ad ogni ora del giorno e della notte, e questa tensione un po’ si respira: i turisti continuano a girellare più o meno ignari e felici, scattando foto ricordo ad ogni “Mind the Gap” che trovano, ma gli autoctoni sono preoccupati, si vede. D’altra parte, Londra è talmente enorme che a seconda della zona in cui ti trovi, potresti tranquillamente essere in un’altra città.

Non ho la presunzione di poter capire le cause profonde (ma esistono?) che hanno innescato e continuano ad alimentare questa follia, anche se da quello che leggo sulla stampa inglese, pare che tutti i commentatori siano concordi su un unico punto: sono sbandati, sono ragazzini violenti e pericolosi, ma non si battono per basilari diritti umani e sociali. Sfondano le vetrine dei negozi e incendiano gli autobus per divertimento; postano su Facebook le fotografie del loro bottino di guerra (dvd, videogiochi, televisori al plasma), coordinano i raid via Twitter e Blackberry,  e converrete con me che chiunque abbia uno smartphone e una connessione internet wifi non deve avere insormontabili difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena, tanto per dirne una. La mia conoscenza del tessuto economico e sociale inglese è talmente insufficiente che ogni ulteriore analisi rischierebbe di essere fuori luogo ed inesatta, quindi eviterò di farne.

Vi lascio con una canzone dei mitici Spandau Ballet. Nel momento del loro massimo splendore io ero troppo piccola per apprezzarne la musica. Mi ricordo che una volta mio padre mi portò in regalo, di ritorno da uno dei suoi viaggi di lavoro, una musicassetta “Best Of”, che io snobbai abbastanza – all’epoca impazzivo per i FabFive, i TakeThat, che in effetti qualche squilibrio ormonale me l’hanno provocato anche di recente. Babbo, te lo dico con quindici anni di ritardo: è bellissima, grazie. Ti voglio bene.

 E… I’ll keep safe, non vi preoccupate!

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4 responses »

  1. mia cara ti devono essere fischiate le orecchie tantissimo perchè effettivamente qui ci bombardano di news dei problemi nella impeccabile londra quindi ..grazie..ps.il barbour irrinunciabile, hai fatto benissimo!!betta.

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  2. Io ho trovato interessante questo articolo http://www.guardian.co.uk/uk/davehillblog/2011/aug/08/things-i-believe-about-london-riots, poi non so quali siano le vere ragioni, inizialmente non mi sembrava una protesta analoga a quella della banlieus francesi, ma comincio ad avere dubbi. Comunque non credo che possedere uno smartphone o la connessione internet significhi essere tranquilli economicamente e non patire ingiustizie sociali.

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  3. @ Betta : sapevo che avresti approvato il momento di shopping complusivo 😀

    @ Bianca : non sono d’accordo. Più va avanti questa storia, più leggo i giornali, vedo interviste ai Looters, e più mi convinco che per la maggior parte sono solo ragazzini (e in alcuni casi bambini: i più piccoli non arrivano ai nove anni. 9, non so se mi spiego) viziati e annoiati. Ieri c’erano due ragazze che parlavano di quanto è stato “fucking cool” dar fuoco ai negozi e saccheggiare gli stores, augurandosi che le rivolte continuino ancora per un po’. L’unica domanda è: ma i genitori di queste creature, dove diavolo erano?

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  4. Io penso spesso “chissà che sta facendo la Fra in questo momento?” e ti immagino indaffarata in mille cose, lavoro, pulizie in casa, shopping, passeggiate nei parchi…in questi giorni ti immagino appunto un pò meno spensierata ma spero che che la situazione si risolva al più presto, tu nel frattempo, stai attenta! 🙂
    Bacio

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