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You’re a Londoner if.. / 1

In questo Paese, sono tutti molto nazionalisti. Non sono mai stata in America, dove pare che questa peculiarità raggiunga il parossismo, ma secondo me siamo lì. Ogni scusa è buona per esporre ovunque la cara vecchia Union Jack: l’ultima volta che visitai Londra, da turista, fu in occasione del Royal Wedding, lo scorso Aprile. Vi lascio immaginare il tripudio dell’orgoglio (e del kitsch)  British.

La Tube di Londra è tappezzata di cartelli pubblicitari di ogni genere. Ora che siamo ufficialmente in estate (almeno sul calendario, perchè in questa città piove. E fa freddo) ci sono manifesti di agenzie turistiche che invitano a visitare la Polonia e la Turchia (??), gigantografie di copertine dell’ultimo caso editoriale made-in-UK, immagini di creme per il viso miracolose e poi… e poi ci sono decine di questi cartelli.  Sostanzialmente, si tratta di grandiose auto-pacche-sulle-spalle che i londinesi fanno a se stessi, perchè sono più avanti e più “smart” dei loro compatrioti. Il che ci porta orwellianamente alla seguente conclusione: se gli Inglesi sono nazionalisti e pensano di essere fiKissimi, i londinesi lo sono ancora di più e sono certi per grazia divina di essere i più fiKi tra tutti gli Inglesi.

Il manifesto (ad opera di scafatissimi professionisti della comunicazione che di certo hanno colto nel segno: difficilmente gli uomini resistono alle lusinghe, seppur immeritate) termina con questo slogan: Maybe it’s because you’re  a Londoner. Forse è perchè sei un Londinese. Allora mi è venuta l’idea per questo post, che sarà il primo di una serie, almeno nelle intenzioni. Cos’è che identifica il *vero* Londinese, in giro per la città? Quali sono i comportamenti, le caratteristiche che una persona X (tipo… diciamo… ME) dovrebbe essere in grado di mostrare agli altri appartenenti al branco per essere giudicata degna di farne parte? Iniziamo…

  • Una precisazione fondamentale, che mi è stata rimarcata anche da altri amici non-Londoners-in-London. Il Londinese *puro* è come il cucchiaio di Neo: non esiste. Questa città è il trionfo del melting pot: indiani, arabi, cinesi, europei, afroamericani… c’è di tutto. Quindi, la prima e principale condizione per essere accettata dal branco è: sembrare Londinese. Fisicamente, va detto, parto svantaggiata. Il Londinese ha capelli biondo-slavato con occhi azzurri (meglio se cerulei), io ho capelli castani con riflessi rossi e occhi nocciola. Non ci siamo. Però compenso con spruzzatina abbondante di lentiggini e incarnato cadaverico. Possiamo lavorarci.
  • Il Londinese DOC si muove con i mezzi pubblici, d’elezione la Tube, seguita a ruota dagli autobus. Quindi: metropolitana! Ok, qui vado forte, ho l’abbonamento, so che sulle scale mobili bisogna tenere la destra se si ha intenzione di stare fermi e la sinistra per scapicollarsi  quando si ha fretta, e ormai so anche (quasi) sempre che direzione prendere per non perdermi nell’intricatissima rete dei trasporti sotterranei londinesi. L’unica alternativa accettata è la bicicletta. Il traffico folle di Londra è un deterrente sufficiente per scoraggiare anche i più pigri dal prendere l’auto. In metropolitana, non è infrequente vedere azzimatissimi professionisti in giacca e cravatta (abbigliamento per cui io ho un debole, lo ammetto) appena usciti dalle banche della City, con sottobraccio la loro fida bici pieghevole. La città è anche disseminata di punti-noleggio dove affittare una bike per qualche ora o per tutta la giornata. Per la strada attenzione, perchè i Londinesi indossano il caschetto di protezione. Tutti, dai bambini cinquenni alle nonne novantenni, e sempre. Mica vorrete fare la figura dell’italiano medio? Mettetevelo, ‘sto caschetto.
  • In Metro / 1 : leggere. Le distanze di questa città sono enormi, niente di neppure vagamente simile a qualsiasi cosa possiate immaginare in Italia, neppure se vivete in una metropoli come Milano, Roma o Napoli. La sola città di Londra ha otto milioni di abitanti. Tanto per darvi un’idea, l’intera Regione Toscana non arriva a quattro milioni. E’ quindi facile che per gli spostamenti, il Londinese impieghi diverse ore della propria giornata, e che spesso le trascorra in metropolitana. Qualcosa dovrà pura fare per passare il tempo, e poi leggere fa molto intellettuale chic… Il più diffuso giornale gratuito, distribuito all’entrata di tutte le stazioni della Tube a Londra è il London Evening Standard. Molto ben fatto, tratta qualunque argomento, dalla politica all’economia al gossip; è  up-to-date, aggiornatissimo: il pomeriggio del 29 Aprile, giorno del matrimonio del Principe William con Kate Middleton, è stato il primo quotidiano ad uscire con un numero speciale sul Royal Wedding. Nemmeno cinque ore dopo l’evento, era già stampato e distribuito, con foto degli invitati, del fratello dello sposo che era più nervoso dello sposo, della sposa sorridente (ettecredo) all’ingresso della Cattedrale di Westminster e dell’ormai globalmente famoso fondoschiena della Pippa (ma sono l’unica a pensare che assomigli a un Carlino, ‘sta Pippa?). In alternativa allo Standard, libri. In borsa ho questo (molto bello, ve lo consiglio: tra l’altro, da poco è stato tradotto anche in italiano). In attesa, sul comodino de La Topaia, c’è questo. Ve l’avevo già detto che sono una lettrice compulsiva e onnnivora?
  • Ogni Londinese degno di questo nome deve andare almeno una volta al famosissimo Wembley Stadium. Ho come il sospetto che il Londinese andrebbe più ad una partita dell’Arsenal che a un concerto pop, ma io ho rispettato la regola aurea realizzando il mio desiderio di tredicenne: assistere al concerto – che è stato a dir poco spettacolare, mi perdonino gli snob e quelli che ascoltano solo sconosciuta musica alternativa – dei Fab Five, i Take That, nuovamente insieme per la prima volta dopo l’abbandono di Robbie Williams, sedici anni fa. (L’isteria collettiva quando si seppe la ferale notizia, ve la ricordate? Io si: il panico. In Inghilterra il governo istituì addirittura una linea telefonica di supporto psicologico per adolescenti in crisi-da-post-Robbie, ma questi sono pazzi.) Diciamolo subito. La sicurezza negli stadi: Britons do it better. Venerdi sera, per il concerto dei TT, ero insieme a circa ottantamila persone. 80,000. Non il minimo incidente, non il minimo ritardo. Decine di cartelli spiegano chiaramente che cosa è permesso portare all’interno della struttura, e cosa no. Le bottiglie di plastica, le lattine e ogni altro oggetto potenzialmente utilizzabile come missile, rientrano tra i “NO”. Mentre aspettavo che si aprissero i “gates”, le persone in attesa hanno iniziato *spontaneamente* a tirare fuori sacchetti di plastica, passandoli a chi ne aveva bisogno per gettare gli oggetti proibiti prima dell’ingresso. Da noi allo Stadio si entra con gli scooter e si ammazzano i poliziotti, tra le altre cose. I primi tornelli da oltrepassare sono elettronici. Inserisci il biglietto, e se va tutto bene, passi. Poi, secondo controllo. Tutti gli spettatori vengono perquisiti, uno per uno. A chiunque abbia borse/zaini/marsupi viene chiesto di aprirli per esaminarne il contenuto. In tutto questo, nessun malumore. Un’organizzazione perfetta. Deduco che ciò sia frutto della familiarità degli autoctoni con l’idea di “queuing”. Fare la coda.
  • Nelle settimane scorse, in Italia ci sono stati gravi disservizi alle Poste dovuti ad un cambio di server. Probabilmente a tutti voi è capitato di dover andare a pagare una bolletta, spedire una raccomandata, ritirare un pacco in quei giorni. E scommetto che ci siete andati truccati come Rambo e in tenuta antisommossa, pronti a fracassare i malleoli delle malefiche vecchiette che con la scusa dell’anzianità ti vogliono per forza oltrepassare. Ecco, qui no. I Londinesi fanno la fila. Non si lamentano. Non cercano di passarti avanti. Non fanno i furbi. Fanno la fila. E guardate che io sono molto poco esterofila, l’erba del vicino che è sempre più verde non ha proprio niente a che fare con questo. Amo l’Italia e sono fiera di vivere (vabbè, ora ora no, ma che c’entra..) in quella che sono ragionevolmente certa sia la Nazione più bella del mondo. Però la maleducazione civile degli italiani è proprio un dato di fatto, e ci sono poche cose che mi irritano più delle persone maleducate, e di quelle che non hanno rispetto per le proprietà comuni. In questo, decisamente thumbs up per i Londoners.

Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate: se avete mai visitato Londra, siete d’accordo con questa prima rudimentale lista? Se no, quali sono secondo voi le caratteristiche maggiormanete identificative del Londinese? Seguiranno aggiornamenti!

(Da La Topaia: le lezioni d’inglese con lo Chef continuano. Siamo al Present Continuos, se vi interessa. Lavoro ancora niente, mi sto un po’ demoralizzando. In compenso, sono diventata la nuova migliore amica di Mrs. Funiculì, che mi chiama tutti i giorni per chiacchierare perchè “si’ttanto simbatica”, e di Mr. Mameli, che ogni volta che mi vede esclama un baritonale: “Ciao, bella!”. Insomma, tutto bene, anyway.)

 

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14 responses »

  1. Certo se a tutto questo aggiungessi un lavoretto sarebbe proprio il top ma in effetti…mi pare che non te la stia passando troppo male! Gente nuova/strana, concerti…ti ammiro tanto! Anche a me piacerebbe essere così determinata e buttarmi in un’avventura simile, chissò se mai lo farò!
    Comunque a Londra ci sono stata soltanto una volta, nel 2005, qualche giorno prima dell’attento, e quindi se i miei calcoli non sono errati avevo 16 anni…per quanto possa aver prestato attenzione, non l’ho vissuta come la vivrei adesso, non facevo caso (un pò si certo, ma non più di tanto) alle abitudini dei londinesi, o ai loro modi educati di fare qualcosa o scortesi nel farne altre (mi riferisco al dare indicazioni…anche se a detta tua non è così, ma anche mia perchè non ricordo episodi spiacevoli). Insomma per farla breve…ci dovrei tornare a Londra, si!

    Kiss!

    Reply
  2. francy leggere i tuoi post è uno spettacolo!
    quando avrai concluso la tua esperienza potresti pensare seriamente di pubblicare un libro…
    ti faccio un grosso “in culo alla balena!”…
    a presto

    Alessandro

    Reply
  3. Beh una delle abitudini che più amo e rispetto degli inglesi, è la pausa pranzo spesso consumata nei parchi.
    Il fatto di fare una mega colazione e di buttarsi poi sdraiati in un prato, con una mela o un panino, una bibita e un buon libro, è una di quelle cose che ho sempre invidiato e, cercato di copiare loro.
    Ecco, per essere un buon inglese, oltre a ciò che hai detto, direi che c’è da aggiungere la pausa pranzo in un parco.
    E poi vabbè, la bevuta al pub dopo il lavoro, rigorosamente coi vestiti da ufficio.

    Reply
  4. @ Martina : eccerto che ci devi tornare! Se trovo un lavoro e rimango, devi tornare per forza!

    @ Alessandro : grazie Ale 🙂 Beh, come dire… speriamo che sia stitica…

    @ laciccina : si, sono decisamente d’accordo, qui hanno il culto della PausaPranzoParco, per non parlare della bevutina di fine giornata! Sono due delle cose che includerò nei prossimi post 😉

    Reply
  5. Francy….!!! brivido per le foto del concerto!! dopodomani ti racconteremo la nostra esperienza…
    e per il resto che dire?? ci manchi un po’, ma non si dice, che poi ti viene il groppone…avrei voglia di vederti “camuffata da londinese” che ti aggiri per la tube!! 😉
    un’altra cosa che ho notato dei londinesi: in una città dove cambia il tempo ogni 3 minuti, e dal cielo azzurro (ora, azzurro poco, diciamo ceruleo, va’…!) in un minuto può mettersi a piovere, mentre tu sei li che ravani nella borsa cercando qualcosa con cui coprirti o ti maledici perchè ti sei vestito da estate e sta arrivando l’inverno, loro hanno sempre molto savuarfer, tirano fuori danonsisadove ombrellino, la loro giacca impermeabile probabilmente sottovuoto e magicamente hanno gli stivali di gomma…ma il punto è che, se anche non hanno niente di tutto questo, non gliene frega una mazza, sono così abituati e assuefatti che non li vedrai mai, come noi, correre come degli sconvolti cercando un cornicione o di rifugiarsi in un bar, ma continueranno indisturbati a svolgere le loro azioni, al massimo semplicemente accelerando un po’ il passo…
    Comunque, i tuoi racconti sono fantastici ed è bello seguirti a distanza così! mi raccomando, tieni duro e avanti tutta!…ma, tipo un lavoretto vestita da donnina verde a vendere souvenirs al victoria teather no eh??! 😉
    bacioooooo

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  6. @ Didò : la pioggia… verissimo! Ho materiale a sufficienza per scrivere almeno la seconda parte del post, via 😉 Poi: guarda, mi dipingerei con L’UniPosca, se servisse a farmi entrare tutti i giorni all’Apollo Victoria…. *sospirone*
    Voi mi raccomando godetevi i FabFive, che meritano, e domani fatemi una relazione completa.

    Reply
  7. Un paio di hints per la stesura delle prossime regole per i wannabe londoners..
    Primo: le londinesi iniziano ad indossare sandali e prendisole a metà marzo..purtroppo risulta abbastanza difficile adeguarsi a questa “regola” visto che a marzo ci sono 10 gradi se va bene!
    Secondo: se non hai uno smart phone non sei nessuno, a Londra..anche se le sue applicazioni più utilizzate sono il solitario e snake, quando si è in metro!
    Un bacio forte cugi,
    I.

    Reply
  8. Francy, ti adoro… bellissimo leggere i tuoi racconti Londinesi!
    Un abbraccio, fortissimo…e giu le mani dal pollo!!
    Bacio… Aurelia

    Reply
  9. @ La Cugina : ora che siamo a metà Luglio, qua in London i grandi sono 15. Una tragedia. E naturalmente la tua *furbissima* cugina è partita per la Perfida Albione con la valigia piena di vestitini e magliette di cotone. I Londoners sono animali a sangue freddo come le lucertole, sono giunta a questa conclusione. Per lo smartphone, hai ragione da vendere, e ti dirò che è un po’ strano vedere questi super manager impegnatissimi al telefono e scoprire che stanno giocano a PuzzleBubble :/ Un bacio grande cugina!

    @ Aurelia : lo Chef ha rischiato seriamente la vita… GIU’ LE MANI DAL POLLO!! Un abbraccio zietta 🙂

    Reply
  10. Ciao, commento per la prima volta! Seguo il tuo blog dalla tua “trasferta” in terra britannica e ti voglio innanzitutto fare un grandissimo in bocca al lupo per la tua esperienza che , ahimè, desidererei fosse anche la mia (per ora non si può magari forse un giorno…)
    Sono stata diverse volte a Londra da turista e condivido tutto ciò che hai scritto, l’educazione del popolo inglese è stupefacente, si avverte già dal momento in cui scendi dall’aereo e ti avvii al recupero bagagli; dove in Italia c’è una massa informe che spintona lì c’è una ordinatissima fila di persone educate e silenziose. Il mio ragazzo venuto per la prima volta con me a Settembre ha spalancato gli occhi e ha detto “ora capisco cosa intendi”, penso che se non lo vedi con i tuoi occhi sia impossibile credere che esiste davvero la possibilità di essere civili.
    La metropolitana è un posto che adoro, pulita, puntuale e molto chiara da utilizzare e adoro leggere il London Evening Standard!

    Ok, ora basta…mi è venuta voglia di tornare 😦

    Reply
  11. @ Vissy : benevenuta! E crepi il lupo …che io non sono superstiziosa, ma non si sa mai… 😀 Spero che tu possa tornare presto, magari per le Olimpiadi del prossimo anno. La città è a soqquadro da mesi, ma stanno facendo un bel lavoro!

    Reply
  12. ciao Francy,
    io sono arrivata giovedì a Londra, ora inizio pure io la mia vita londinese… con la metro sono ok, sui bus sto impazzendo ma alcune linee le ho imparate, le boris bike prima o poi le provo.

    Intanto in bocca al lupo, ho letto su twitter che domani inizi il nuovo lavoro, chissà magari nel prossimo periodo ci si becca per quattro chiacchere di fronte a un tea caldo (ma che freddo fa qui?!)
    un bacione
    sonia

    Reply
  13. @ Sonia : benvenuta! Magari possiamo provare a dirglielo insieme, a questi inglesi, che siamo a LUGLIO e non in Novembre…. mi sa che questo punto dev’essergli sfuggito…
    Comunque, assolutamente si! Dobbiamo incontrarci (in DM via Twitter hai il mio UK Mobile) Vi devo portare in un posticino che mi ha fatto scoprire la fantastica Carolina, dove si mangia la pizza più buona di Londra! E’ un ottimo solleva-umore per i momenti in cui non fa altro che piovere, e piovere, e piovere: (buon) cibo italiano, cucinato come si deve!
    A prestissimo!

    Reply
  14. Pingback: You’re a Londoner if… / 2 « miparevastrano

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