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Puliziamo, anyway?

Da quando ho calcato i miei regali piedini sul suolo britannico, non mi sono fermata un momento. Confido che tutto questo moto compensi le decine di panini pronti che sto mangiando a ciclo continuo da cinque giorni; in effetti, potrebbero farmi socia di maggioranza della gran parte dei Pret a Manger di Londra, per non parlare di Waitrose e Tesco. O almeno potrebbero assumermi, dannati inglesi irriconoscenti.

Comunque… Grandi news, amici: ho trovato una casa. Che in realtà non è una casa, è una stanza. In una casa su tre piani con altre cinque stanze e altrettante persone dentro, di diverse nazionalità. La padrona di casa (che per comodità da ora in poi chiameremo Mrs. Funiculì, dalla canzone di chiara origine padana che ha impostato come suoneria del cellulare) è una italiana, emigrata in cerca di fortuna assieme al marito (che invece come suoneria sul cellulare ha l’Inno Nazionale. Quello italiano. Se non fosse ridicolo, sarebbe commovente)  trent’anni or sono. Hanno avuto tre figli, la più grande ne ha avuti a sua volta due. Che spero vivamente parlino l’inglese meglio della mia landlady.

 Gli italiani che vivono a Londra non parlano italiano. Parlano in dialetto. Loro due, nello specifico,  parlano in un incomprensibile anglonapoletanoavellinese. Mi è stato chiaro fin dalla prima telefonata: se io fossi stata di una qualsiasi altra nazione che non fosse l’Italia, non sarei mai e poi mai riuscita a capire o a farmi capire da questa qua. Il che mi porta ad avere un certo rispetto verso i miei futuri coinquilini, pur non conoscendoli: devono avere delle abilità linguistiche  a me ignote.

Ho dovuto notevolmente rivedere i miei standard, specie per quello che riguarda la pulizia. La prima volta che Mrs. Funiculì ha aperto la porta della mia futura dimora, ho avuto un mancamento. Era zozza. Ma zozza che io mi sarei vergognata a farla trovare in quelle condizioni anche a un’impresa di pulizie pagata apposta per sistemarla, figurati a una disperata che sborsa fior di quattrini tutte le settimane. Accortasi della mia espressione schifata nell’esaminare la moquette, le numerose macchie non meglio identificate e le cassettiere cadenti, Mrs. Funiculì ha prontamente aggiunto – e badate bene che sto riportando fedelmente le sue parole esatte: “Stai tranquilla, anyway, è nice, very big, grande, you see… poi la puliziamo insieme, la ‘uagliona di prima è andata via last Sunday, per questo è un po’ dirty, anyway… poi la puliziamo.” Non mi pareva il caso di mettermi a discutere sulla evidente discrepanza che c’è fra il mio concetto di “un po'” e il suo, e nemmeno sul fatto che l’uso del plurale per l’opera di bonifica mi turba non poco. L’ho presa. Domani entro ufficialmente nella mia nuova abitazione. Gaudeamus. Da quello che ho interpretato, i miei futuri (e ancora mai visti) coinquilini dovrebbero essere:

Una poliziotta inglese francese. Questa cosa un po’ mi rassicura e un po’ mi inquieta, mi sa che deciderò definitivamente dopo che l’avrò vista.

Un (inserire occupazione a scelta, perchè qui Mrs. Funiculì non l’ho interpretata) francese. Questo mi conviene tenermelo buono, perchè è il detentore del Potere: la connessione wifi.

Uno chef italiano. Con questo andremo d’accordo, me lo sento.

Mrs. Funiculì mi ha detto che la ragazza che stava nella mia stanza lo pagava per fare da mangiare, del tipo “5£ a settimana/ 5pranzi da portare in ufficio” o qualcosa del genere. Che a un qualunque italiano sembra una cosa folle, ma per quello che ho potuto capire degli autoctoni, non è così strana. La cucina è soltanto una stanza che ti danno insieme a tutto il resto; per dire, la casa dove andrò ad abitare ha due cucine; quella del secondo piano, dove c’è la camera dello Chef, assomiglia a una cucina. Quella del primo piano, dove sono le camere della Poliziotta e di ColuiCheHaIlPotere, sembra un magazzino dove incidentalmente qualcuno ha lasciato un paio di pentole  e un forno a microonde. Disabitata. O sono tutti molto magri e non mangiano mai, o sono tutti molto ricchi e mangiano sempre, però fuori casa. Io, che non sono ricca e men che meno magra, dovrò disattendere le speranze dello Chef di fare qualche soldo extra e cucinare per conto mio.

Prima di terminare la conta dei coinquilini, esaminiamo la spinosa questione bagni. Il lato positivo è che sono due. Quello negativo è che non vi saprei proprio dire quale è il meno sporco. Mi sento male… fortuna che sono previdente e mi sono portata un paio di infradito di scorta: saranno immolate per la nobile causa della doccia. In questo paese l’igiene è seriamente sottovalutata. Ah, naturalmente di lavatrici nemmeno l’ombra, diventerò un’habitué di quelle a gettoni. Mi sento male l’ho già detto? Si? Va bene, finiamo l’inventario.

Un (origine non meglio specificata/interpretata) inglese-del-Kent giornalista. Lui è il mio vicino di pianerottolo. Ve l’ho detto che le scale sono ripidissime, moquettate e hanno una larghezza che se non hai i fianchi di Kate Moss ci devi per forza passare di traverso? Issarci le valigie per tre piani sarà divertente.

Un giapponese sconvolto. Ha preso la stanza sotto alla mia. L’ho incrociato mentre io stavo andando via e lui arrivava. Caracollava come se non sapesse bene dove andare, o perchè. Capelli a tendina che andavano di moda forse nei gloriosi Sixties e occhialoni.

Un paio di giorni fa lo SconvoltoJap ha lasciato un congruo anticipo a Mrs. Funiculì, la quale essendo l’antitesi della tecnologia non aveva salvato il suo numero, e non sapeva quindi come rintracciarlo per sapere a che ora sarebbe venuto per prendere possesso della camera. Quando mi sono presentata io, Mrs. Funiculì ha realizzato che la chiave della mia stanza ce l’aveva suo marito, e quindi in un primo momento io ho visto solo bagni, cucine e scale. E la stanza dello SconvoltoJap, che era l’unica non ancora riaffittata. Vedendo che non si presentava all’appuntamento, ha cercato più volte di rifilarmi quella. Io le ho detto che avrei  aspettato fino a quando non avessi potuto vedere la mia e l’ho anche aiutata a recuperare dai numeri in memoria quello dello SconvoltoJap, che mi deve un favore, altrimenti a quest’ora Mrs. Funiculì s’era già intascata i soldi della caparra.

Considerando che sono atterrata da nemmeno cinque giorni, direi che me la sto cavando. Ci riaggiorniamo a breve, se la fauna microbiologica presente nella mia stanza e gli amici acari della polvere non avranno prima spolpato il mio cadavere, anyway.

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11 responses »

  1. oddio Fra mi fai morire, scrivi in un modo fantastico! ;-D Dai te la stai cavando alla grande, ma non avevo dubbi!!! un abbraccione!

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  2. Io ti adoro!
    E, soprattutto, non vedo l’ora di sapere se oggi *pulizierete* assieme… Comunque, per il futuro, io punto sulle doti nascoste del giapponese stordito. Si accettano scommesse.
    😀

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  3. bellissima notizia Fra!! vai di amuchina e vedrai che tutto torna a splendere!! 🙂
    mi fai davvero scompisciare, sei mitica! Londra è tua!

    Reply
  4. L’appuntamento del mio caffè + i tuoi post oramai sta diventando un’abitudine. Ti adoro per come scrivi e ti invidio per l’inquilino cuoco italiano. Dai dai che dopo il primo giorno di sfiga qui mi pare che la ruota stia girando!
    Good Luck!

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  5. Io ho una soluzione per il sudicio … una latta di benzina e un bel fiammifero!

    Vogliamo più foto!!

    p.s.
    ricordo a tutti che questa non voleva manco aprirlo un blog … nella prossima vita farò il talent scout!

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  6. Ciao Fra(ncesca?)! Anche se non ci conosciamo devo ringraziarti per due ragioni affini.
    La prima è per aver ascoltato i tuoi amici, avevano ragione, il tuo modo di scrivere è davvero “accattivante”; la seconda è per avermi finalmente convinto ad aprire il mio blog personale! Detto ciò in bocca al lupo per la tua avventura londinese!!
    ps: io ho alloggiato per 6 mesi a Londra, se hai bisogno di qualche consiglio scrivimi senza problema!
    A presto
    Alessandro

    Reply
  7. ahahahah bella descrizione e che ridere…
    suonerà strano, ma ti invidio, nonostante gli italiani-inglesi e la casa sporca (per il bagno un po’ meno)…
    c’è una stanza anche per me? 😛

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  8. Ciao
    i tuoi post sono fantastici, non vedo l’ora di leggere il seguito della tua avventura londinese. Stringi i denti e vai. Se mio marito ieri con lo sgrassatore Chante clare è riuscito a far brillare la lama di una sega circolare attiva dagli anni 80 e mai lavata, tu con le tue infradito e una carrellata di varechina sarai la regina del palazzo.
    In bocca al lupo per il “Puliziamo”

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  9. Fra,che ridere,sembra il racconto del mio primo impatto col BaggiesBackpackers,mitico ostello di Brighton che ci ha ospitatix4mesi…sopratutto x il dettaglio scale ripide,fatte con 2 bauli formato Hogwarts! 😉

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  10. @ Lisa : grazie tesoro! Tutti i dubbi che non avevi tu, continuo ad averli io, ma… andiamo avanti no matter what!

    @ Caro : e io adoro te! Comunque, per la cronaca, ho ancora una cassettiera da puliziare, e lo SconvoltoJap ancora non l’ho visto 🙂

    @ Juls : ho già consumato un intero flacone di battericida spray… ora la camera ha un aspetto più umano…

    @ sara : speriamo! Sapessi invece io quanto ti invidio il caffè… che qui, Starbucks e schifezze che navigano nel burro, quante ne vuoi, ma un bell’espresso fatto come si deve me lo sogno 😀

    @ Mattia : no, foto no, il mio senso dell’igiene me lo impedisce. No way!

    @ Alessandro : grazie mille, sei davvero gentile! Ma dimmi la verità: nemmeno tu, nei sei mesi di permanenza londinese, ti sei abituato alla mancanza di igiene degli autoctoni, vero? O_o

    @ Eleonora : fidati, se tu vedessi La Topaia, non mi invidieresti nemmeno un po’!

    @ vera : grandioso tuo marito! Ecco, mi sa che la situazione della camera era più o meno quella della sega circolare : attiva dagli anni ’80 e mai lavata… ma ce la farò, è una questione di principio!

    @ Giusy : So che puoi capirmi! 🙂

    Reply
  11. Figurati! Fortunatamente il mio coinquilino parigino era solito dormire con a fianco del letto uno scatolone contenente tutto il catalogo igiena per la pulizia della casa 🙂 In un mese ha vinto la guerra contro gli scarafaggi e alcune battaglie contro i topi 🙂

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