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Monthly Archives: July 2011

Niente Notti al Museo

Cari i miei LostInLondonLettori, ho trovato un lavoro.

Ed è stata un’esperienza che merita un post, in effetti. Quindi, eccolo qua! Dunque: visto che sono una fanatica dell’ordine e dell’organizzazione (mi dicono che qualche persona particolarmente simpatica e – sospetto –  anche piuttosto invidiosetta mi chiama Miss Perfettina) ho iniziato a cercare un impiego, inviare curricula e scandagliare ogni possibile sito o agenzia già dalla fine del 2010. L’unico riscontro è stata una telefonata, all’inizio di Giugno, in cui mi si chiedeva se vivessi già a Londra. Risposta negativa, opportunità di lavoro sfumata. Effettivamente sarebbe stato un bel colpo di fortuna, trovare un lavoro dall’Italia. E infatti. In questi venti giorni di permanenza albionica ho spedito curricula via mail, li ho consegnati a mano quando vedevo “Staff wanted” nelle vetrine dei negozi, ho compilato decine di application form su ogni possibile pagina internet.

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You’re a Londoner if.. / 1

In questo Paese, sono tutti molto nazionalisti. Non sono mai stata in America, dove pare che questa peculiarità raggiunga il parossismo, ma secondo me siamo lì. Ogni scusa è buona per esporre ovunque la cara vecchia Union Jack: l’ultima volta che visitai Londra, da turista, fu in occasione del Royal Wedding, lo scorso Aprile. Vi lascio immaginare il tripudio dell’orgoglio (e del kitsch)  British.

La Tube di Londra è tappezzata di cartelli pubblicitari di ogni genere. Ora che siamo ufficialmente in estate (almeno sul calendario, perchè in questa città piove. E fa freddo) ci sono manifesti di agenzie turistiche che invitano a visitare la Polonia e la Turchia (??), gigantografie di copertine dell’ultimo caso editoriale made-in-UK, immagini di creme per il viso miracolose e poi… e poi ci sono decine di questi cartelli.  Sostanzialmente, si tratta di grandiose auto-pacche-sulle-spalle che i londinesi fanno a se stessi, perchè sono più avanti e più “smart” dei loro compatrioti. Il che ci porta orwellianamente alla seguente conclusione: se gli Inglesi sono nazionalisti e pensano di essere fiKissimi, i londinesi lo sono ancora di più e sono certi per grazia divina di essere i più fiKi tra tutti gli Inglesi.

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Live from @ La Topaia

Sono passati ormai otto giorni dal mio arrivo a Londra, e tre da quello ne La Topaia. Adesso la mia stanza ha assunto un aspetto meno terrificante, non ho ancora finito di puliziare tutto quanto, ma l’essenziale è fatto e il fido flacone di battericida, compagno di mille avventure, riposa placido nell’armadietto accanto al letto (non si sa mai, dovessi durante la notte sventare un attacco di piattole english… uno deve essere preparato).

Ho scoperto alcune cose in più riguardo i miei coinquilini multietnici. La Poliziotta non è inglese, ma francese. Mi sembra una tipa che è meglio non contraddire, ma considerando che io ho un’indole tendenzialmente placida, non credo avremo problemi. E’ stata la prima  a darmi il benvenuto ne @ La Topaia. Io stavo arrancando su per le scale domenica pomeriggio con la mia valigia, seguita da Mrs. Funiculì, incontrata sulla soglia di casa (“Unfortunately, nun te pozo aiutà, you see, ho avuto un’operazione alla pancia, nun pozo fà sforzi, vedi?” E qui ha tirato su la maglia mostrando la cicatrice dell’intervento. Meno male che era in penombra e non sono riuscita a vedere bene. Credo che non avrei retto.). La Poliziotta ha sentito gli sproloqui di Mrs. Funiculì – che ha un tono di voce di poco inferiore agli ultrasuoni – ed è uscita da camera sua con in mano una mazzetta di banconote. Era giorno di riscossione dell’affitto, @ La Topaia. E io che credevo che Mrs. Funiculì fosse venuta per far gli onori di casa. Illusa.

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Puliziamo, anyway?

Da quando ho calcato i miei regali piedini sul suolo britannico, non mi sono fermata un momento. Confido che tutto questo moto compensi le decine di panini pronti che sto mangiando a ciclo continuo da cinque giorni; in effetti, potrebbero farmi socia di maggioranza della gran parte dei Pret a Manger di Londra, per non parlare di Waitrose e Tesco. O almeno potrebbero assumermi, dannati inglesi irriconoscenti.

Comunque… Grandi news, amici: ho trovato una casa. Che in realtà non è una casa, è una stanza. In una casa su tre piani con altre cinque stanze e altrettante persone dentro, di diverse nazionalità. La padrona di casa (che per comodità da ora in poi chiameremo Mrs. Funiculì, dalla canzone di chiara origine padana che ha impostato come suoneria del cellulare) è una italiana, emigrata in cerca di fortuna assieme al marito (che invece come suoneria sul cellulare ha l’Inno Nazionale. Quello italiano. Se non fosse ridicolo, sarebbe commovente)  trent’anni or sono. Hanno avuto tre figli, la più grande ne ha avuti a sua volta due. Che spero vivamente parlino l’inglese meglio della mia landlady.

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