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Il viaggio della speranza

In meno di due giorni dal mio arrivo in terra foresta, sono successe un bel po’ di cosette. Vediamo di fare un breve riepilogo:

1)  Martedi mattina, la sveglia era puntata alle 05:30, per essere in aeroporto alle 06:30. In realtà, come avevo detto qui, era del tutto improbabile che riuscissi a dormire. E infatti.

2) 06:40, ora italiana – Arrivo in aeroporto, e già si comincia male. Una signora (munita di passeggino e bambino) che sembra Whoopi Goldberg ma meno simpatica comincia ad agitarsi durante il check in, la sicurezza se ne accorge e le fa riaprire tutte le valigie. Roba che io sarei morta immediatamente, con tutto il tempo che ci ho messo per incastrare ogni cosa; per dire, nella mia borraccia – si, ho la borraccia. Acqua del rubinetto. A Londra (a dire il vero, anche a Firenze) le bottigliette sono troppo care, io sono previdente e bevo come un cammello – ci sono sei paia di calzini. Ora, vi immaginate la faccia dell’addetto ai controlli? Ecco… Comunque, Whoopi, il suo passeggino e la sua creatura per fortuna non devono salire sul mio aereo. Vanno a Monaco. Per me se li becca Alberto tra due giorni (se prima la povera Charlene non riesce a darsi alla macchia. Pare che ci abbia già provato, senza successo).

3) 07:20, ora italiana – Imbarco in perfetto orario. Tutti i passeggeri vengono fatti salire sulla navetta che conduce alla pista di decollo. Bene. Ottimo. Ma che carina questa navetta. Uuuuh, c’è tutto lo spazio per i bagagli. Devono avere inaugurato il teletrasporto, però, perchè ‘sta navetta è ferma, a motore spento, da dieci minuti. Sbuca la bionda e perfetta testolina della hostess che ci informa che il nostro volo è in ritardo, non sappiamo di quanto, ci dispiace. Veniamo fatti scendere e accomodare nuovamente  in sala d’attesa. Dopo mezz’ora, navetta again. Stavolta è quella buona, saliamo sull’aereo.

4) 09:30, ora italiana – La vita è bella: il mio vicino di posto è un figo da paura. Sfortunatamente, la vita ha un senso dell’umorismo che a volte avrebbe bisogno di qualche aggiustatina: il mio vicino di posto è un figo da paura narcolettico. E’ svenuto appena allacciata la cintura di sicurezza, si è riscosso dal torpore giusto in tempo per la colazione, e ha dormito offrendomi una discreta panoramica dei suoi premolari fino a London Gatwick. La colazione è stata la parte migliore del viaggio, in effetti. Era da talmente tanto tempo che volavo solo con vettori lowcost che non mi ricordavo più quanto è carino quando ti servono “some refreshments”. Nel mio caso: caffè e Krumiri con gocce di cioccolato. Atterraggio. La coppia di italiani davanti a me, ai quali dovrebbe essere proibito volare,  mi fa vergognare tremendamente applaudendo al capitano. Il quale, suppongo per vendetta, cinque minuti dopo l’atterraggio ci informa che c’è stato un problema tecnico. Non possiamo uscire, siamo chiusi dentro, si è rotto il portellone, dobbiamo aspettare un addetto alla manutenzione. Dopo mezz’ora, veniamo liberati. Suolo inglese, here I come!

5) 10:30, ora inglese – Per contenere i costi, ho prenotato per le prime notti un B&B a circa un chilometro dall’aeroporto, in un paesino situato nella graziosa contea del Surrey, più o meno 40 chilometri da Londra città. Sul sito si parla di “free courtesy transport to and for Gatwick by reservation”. La mail con la quale richiedevo il trasporto si deve evidentemente essere persa nell’etere, perchè quando arrivo, ad attendermi non c’è nessuno. Vita ingiusta. E io che già mi aspettavo una scena da film e un cartello con il mio nome scritto sopra. Cioè, cartelli ce n’erano a sfare, ma il nome scritto sopra non era mai il mio. Mi arrendo al fatto che nessuno verrà a prendermi,  e prendo un taxi. Ciaociao alle prime 8 sterline.

6) 11:30, ora inglese – Arrivo alla Lawn Guest House. Tra l’altro, se non avete troppe pretese è un posticino che vi consiglio. Camera graziosa, piuttosto piccola ma pulita, bagnetto microscopico ma comodo. Da quel che ho capito, è a gestione familiare, sono tutti indiani. Vengo accolta da una ragazza che mi accompagna in camera, ed è evidentemente scioccata nel vedere le due valigie che mi sono portata per quella che lei pensa sia una permanenza di cinque giorni. Credo che lo sarei stata anch’io, poverina…  Mi rinfresco velocemente, chiedo indicazioni per raggiungere la stazione ed esco. Una volta lì, prendo il treno che in 40 minuti mi porterà a Londra centro. Riformulo: prendo il treno che in 40 minuti avrebbe dovuto portarmi a Londra centro. Dopo la prima fermata, infatti, una vocetta funerea informa che c’è stata una deviazione. Il treno non ferma più a London Victoria, chi vuole raggiungere il centro della città deve scendere e cambiare treno. Scendo, cambio e finalmente arrivo, tra imprecazioni varie e un sorrisetto ebete sulla faccia, perchè pensandoci, se non stesse capitando a me, tutti questi contrattempi sarebbero davvero comici.

7) 14:30, ora inglese – In tutto ciò, a Londra naturalmente sta diluviando, e io non ho l’ombrello. E sono con un caffè e tre Krumiri da più di otto ore. Comunque, finalmente facce amiche! All’uscita della metro mi aspetta lei insieme alla sua dolce metà: si sono offerti di accompagnarmi, perchè dall’Italia ho fissato un appuntamento per vedere un monolocale, e il fatto che ci siano anche loro mi tranquillizza molto! Mezz’ora  e un paio di telefonate più tardi, la collaboratrice dell’agente immobiliare ci viene a  prendere in auto per portarci a vedere questo fantomatico studio flat. Peccato che dopo nemmeno cento metri, viene fuori che la permanenza minima che il padrone di casa richiede per il contratto sia otto mesi. Piccolo dettaglio che era stato omesso durante le ottomila mail scambiate nelle scorse settimane con la collega di questa esagitata mora. La quale ci dice che è un comportamento molto poco corretto ma abbastanza comune: mandano più gente possibile, anche se sanno perfettamente che non c’è possibilità di accordo. Forse guadagnano su provvigione in base agli appuntamenti che fissano, comunque mi tocca fare un’altra telefonata in cui cazzio ben bene la stordita che ha fatto fare a quattro persone un viaggio a vuoto sotto la pioggia. Risultato: niente da fare, nessuna casa per me.

8 ) 15:30, ora inglese – un po’ sconfortata, girello con i miei due angeli biondi (che mi hanno anche gentilmente fornito di SIM card inglese, cosa che spero mi sarà utile per trovare un lavoro)  per i dintorni del centro di Londra, approfittando del fatto che ha smesso di piovere, e chiedendo un po’ ovunque se per caso ci fosse una camera o un monolocale disponibile solo per pochi mesi. Risposta standard: ah, ah, ah, AH.

9) 17:30, ora inglese – tempo di tornare verso casa, comincio a dare segni di cedimento e sono stravolta dal viaggio e dalla stanchezza. Saluto la mia SweetCaro (il procacciatore di bicchieroni di Starbucks era già stato reclamato dalle sudate carte) e mi dirigo nuovamente verso la stazione ferroviaria di London Victoria, da dove prenderò il treno per tornare al B&B. La coda disumana di gente che sta col naso all’insù assiepata davanti ai tabelloni delle partenze mi suggerisce che probabilmente il rientro non sarà così facile. Indovinate? C’è stato un incidente non meglio specificato nei dintorni dell’aeroporto di Gatwick, e tutti i treni in transito per la zona subiranno gravi ritardi o cancellazioni. A questo punto, si, sto per piangere. Dopo più di due ore d’attesa e numerosi treni soppressi, presa dalla disperazione salgo su quello che va direttamente in aeroporto. Il mio biglietto non era valido per quella corsa, ma fortunatamente nessun controllore è passato. Fortunatamente per il controllore, intendo: ero talmente arrabbiata e stanca che sarebbe potuta finire moooolto male.

10) Martedi sera, 22:00, ora inglese – rientro in albergo. Doccia calda, benedetto sia nei secoli Skype che mi permette di tranquillizzare la Sacra Famiglia sulle sorti della primogenita e poi, finalmente…. triplo carpiato con avvitamento sul letto. Svengo.

Beh, direi che come primo giorno non è stato niente male, no? Posso dire di aver esaurito la mia dose di sfortuna nelle prime 24 ore di permanenza londinese? Facciamo anche basta?

Seguiranno aggiornamenti a stretto giro di wi-fi, stay tuned!

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10 responses »

  1. oh cielo, io sarei morta se mi fosse capitato tutto ciò °_° te lo continuo a dire; sei una grande, non mollare resistiiiiiiii ;-* [quella del controllore m’ha fatto morì :-)]

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  2. Tesoro, ti ho già detto che sei il mio mito personale?
    E in effetti si’, tutto ciò, visto dai 30 • C di Firenze e’, quantomeno, comico! Tu non disperare, e raccontaci le (dis)avventure di una fiorentina DOC a Londra! A questo punto direi Londra 2- Francesca 1: si dia inizio al secondo tempo!

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  3. Il figo da paura narcolettico mi spezza! Hahaha! 😉

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  4. secondo me sì, si è esaurita tutta!! daje Fra!!

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  5. insomma come inizio poco incoraggiante… ma non demoralizzarti!!! recupererai queste sfighe alla grande!

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  6. @ Lisa : a fine giornata, quando sono arrivata in stazione e ho scoperto che tutti i treni erano in ritardo, mi sarei messa a urlare. Ah, poi, ovviamente, quando sono scesa finalmente all’aeroporto, mi è toccato prendere un altro taxi per tornare al B&B. Altre 8 sterline. #argh

    @ Liberty : venderò cara la pelle, non gliela darò vinta a questi inglesi. Giammai!!

    @ Laura : porcaccia miseria, era proprio bello…. 😉

    @ Juls : Yuppie! I love amiche supermotivanti!

    @ Eleonora : grazie! Sperèm 🙂

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  7. ehm … Anche se letto con un po’ di ritardo… post meraviglioso!!.. da leggere, magari un po’ meno se si è la protagonista!

    BlogPower sorella!

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  8. @ Mattia : YO! BlogPower, Brotha! 8)

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  9. letto anch’io con un discreto ritardo ma……..complimenti per il post (Francy scrivi benissimo, mi sembrava di essere lì con te!) e soprattutto un abbraccio stritolante per la grande prova di sopravvivenza! tieni duro Francy! secondo me davvero la sfortuna si è esaurita tutta nel primo giorno! (….o no? :S) continuerò a seguire le tue avventure…sei mitica London Girl!!! 😀

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  10. @ Vero graaaazie! un po’ di calore italiano mi manca proprio (figurato, eh, perchè incredibile a dirsi, oggi a Londra faceva un caldo da canottiera) FInger Crossed!

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