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When the things get tough, the tough get going

ovvero:

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare

Quasi due mesi fa ho assistito per la prima volta ad una partita di football americano: un paio di considerazioni…

Gallia est omnis divisa in partes tres

Ogni squadra è divisa, al suo interno, in tre sotto squadre. C’è il defence team (la difesa, questa è facile), l’offence team (l’attacco, ci si arriva, dai) e poi, rullo di tamburi… lo special team. Adesso. Già la terminologia vi dovrebbe chiarire l’origine geografica di questo sport: è la patria di Rambo, possono mai essere modesti nel dare il nome alle formazioni? No, appunto. E poi: ma chi sono? Cosa fanno? Gli SQUAT del football? I SEALS della palla ovale? La task force che entra in campo quando le cose si mettono male di brutto? Qual è esattamente il ruolo di questi special ones? La risposta é: non lo so. Il che ci porta direttamente al prossimo punto.

La regola dell’amico

Il fatto che ogni team ne comprenda tre è pressochè l’unica cosa che sono riuscita a capire in oltre due ore di partita. Quindi, il mio consiglio spassionato é: portatevi dietro un amico che sappia le regole del gioco, o in alternativa che sia munito di telefono hitech con wifi integrato e parecchio veloce. Così, sarete preparati nel caso qualcuno, seduto sugli spalti accanto a voi, se ne venga fuori a tradimento con un: “Quello era proprio un fallo a palla morta, non ti pare?”, aspettandosi da voi una risposta più articolata di quella costituita dall’accoppiata sguardo-da-triglia ed espressione che-cosa-ci-faccio-io-qui.

Ciurma, questo silenzio cos’è?

Premessa: ere geologiche fa (e so che chi mi conosce salterà sulla sedia a questa sconvolgente rivelazione) avevo l’abbonamento in Curva Fiesole. Per i non-tifosi della Fiorentina, è la zona dello Stadio di Firenze in cui storicamente sono riuniti gli ultras, i tifosi più scalmanati della squadra viola. Personcine di tutto rispetto, per carità, ma non esattamente il tipo di compagnia che mi porterei dietro se fossi invitata ad una cena di gala al Ritz e dovessi intrattenere i miei commensali discettando amabilmente di politica estera ed economia mondiale, per capirci. Ecco… in confronto al tifoso medio di football americano, gli ultras della Fiorentina sono agnellini spauriti.  Le più cattive sono le donne. Munite di tacco 12 d’ordinanza, trucco perfetto e abbigliamento che non ha niente da invidiare a Carrie e amiche, riescono a pronunciare una sequela di improperi verso i malcapitati giocatori avversari e i poveri arbitri da far impallidire uno scaricatore di porto con la luna di traverso. A ruota, seguono i bambini. Spesso sono figli dei giocatori in campo e delle Erinni sugli spalti: devo dire altro? Sanno delle parolacce che io nemmeno a trent’anni mi azzardo a pronunciare senza arrossire.

We ♥ Terzo Tempo (licenza poetica, NdA)

Lo so che il terzo tempo non c’entra niente con il football americano, però quando assisto ad una partita di quegli sport cosiddetti “minori”, una cosa mi colpisce sempre: lo spirito sportivo. Tra i vari lavori da precaria che ho fatto negli anni, per un periodo ho co-condotto una trasmissione radiofonica sportiva; tra le altre cose, mi occupavo anche di rugby. E’ bello vedere questi omaccioni che dopo essersele date di santa ragione per due ore, poi vanno a bere una birra tuttisiemeappassionatamente. La stessa cosa accade, per quello che ho potuto constatare, anche nel football americano: dopo che con stoica resistenza sono rimasta fino alla fine della partita, ho visto tutti chiacchierare con tutti, gli ospitanti offrire lattine ghiacciate agli ospitati mentre commentavano le azioni di gioco e il risultato finale.

E’ bello. Soprattutto in un Paese come il nostro, dove sembra che non esista nient’altro che il calcio, con sparute eccezioni, vedi Valentino “The Doctor” Rossi, o il Roland Garros e la grinta di Francesca Schiavone (che ha dato una dimostrazione di sportività davvero lodevole, dopo aver perso con onore contro la cinese Na Li anche a causa di una palla contestata, durante la premiazione: pare che abbia detto all’avversaria che l’aveva appena sconfitta: “Goditelo, è un momento meraviglioso”. Chapeau, Francesca) .

A proposito dello strapotere del calcio in Italia, e dei calciatori che credono di essere semidei immuni da ogni legge civile, vi invito a leggere e diffondere questo post (indignato e ironico, un mix che adoro!) di Fiamma Satta sul gravissimo – e reiterato –  gesto del giocatore del Bologna Marco Di Vaio. Certe cose meritano di essere denunciate con forza. VERGOGNA!

Detto questo… voi avete mai assistito ad una partita di football americano? Prima della prossima (certo che ci voglio tornare!) qualche anima pia mi darebbe ripetizioni?

Per la cronaca, la partita era fra i Guelfi Firenze e i Grizzlies Roma : hanno vinto i padroni di casa 19 a 16. (che detto così sembra che io sia riuscita a capire addirittura il punteggio. No. L’ho letto sul sito.)

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2 responses »

  1. Quando la partita finisce ti senti confusa e spaesata. Due sono i motivi: anche con tutto il tuo impegno, nonostante tu abbia letto il regolamento su wikipedia prima della partita, non riuscirai a capire un bel niente di questo gioco causa mogli sbraitanti, un numero molto alto di giocatori in campo (credo che potrebbero essere un numero molto vicino a cento!), giocatori che corrono sul campo senza una direzione apparentemente logica, e, infine, nonchè seconda motivazione, uomini con fisico non indifferente che, con spalle e fondo schiena in evidenza grazie alla divisa, sembra adottino delle posizioni in campo studiate apposta per non farti distogliere lo sguardo da loro.
    Che ci vuoi fare…

    Reply
  2. Marty, tra poco i Guelfi scendono di nuovo in campo… mica ce la vorremo perdere, no?! Per puro spirito sportivo, s’intende…

    Reply

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