RSS Feed

Come l’ultimo giorno di scuola

Non che sia mai stata una da studiomattoedisperatissimo, per carità. Una secchiona, nemmeno. Eppure…. Eppure ogni volta che finiva la scuola, c’era sempre quel vago senso di malinconia, un dispiacere sottile che non poteva per ovvi motivi essere in alcun modo esternato, pena il marchio a fuoco “quella che je piace la scuola?!?” e la fine di ogni possibilità di vita social-adolescenziale negli anni a venire.

Ecco, oggi mi sento così.

Faccio parte – da più anni di quelli che mi piaccia ricordare – della nutrita schiera dei precari.

Quelli che per comprare una macchina da poche migliaia di euro devono chiedere garanzie anche alla cognata della nonna della cugina.

Quelli che chiaramente il contratto si interrompe alla fine della primavera e se sei fortunata ricomincia all’inizio dell’autunno.

Quelli che però alla decima persona che ti dice “dai, e non sei contenta? Hai quattro mesi di ferie!” e pensa anche d’essere originale e simpatica, hanno una crisi di nervi. Chi me le paga, quattro mesi di ferie, tesoro bello? Tu?

Quelli che da anni lavorano anche d’estate arrabattandosi con qualsiasi tipo di impiego – e intendo proprio “qualsiasi”, ne riparleremo – e la logica conseguenza è che le ferie non le fanno. Mai.

Quelli che poi magari ti richiamano sempre, come no, però “purtroppo la sicurezza non gliela possiamo garantire. Ma tranquilla, eh, ci si rivede”

Quelli che “cioè, un mutuo? Col tuo contratto?” (risatina trattenuta e sguardo di commiserazione)

Quelli che ad ogni “ma beata te! Così puoi cambiare ambiente/farecosevedereggente, io invece sono sempre nello stesso posto” (solitamente detto da chi ha un’assunzione a tempo indeterminato e 2.500€ al mese) hanno seri problemi a trattenere istinti omicidi e insulti poco edificanti.

Quelli che ti chiama il MegaDirettoreGalattico e “lei è davvero una risorsa preziosa per la nostra Azienda, e vorrei esprimerle la stima che abbiamo per il lavoro da lei svolto in questi anni”, e però no, il posto per te non c’è più, perché è arrivato il figlio del nipote del politico di turno, “e sono certo che lei capisce la mia posizione”.

 

Oggi è (di nuovo) il mio ultimo giorno di scuola, ecco.

Advertisements

One response »

  1. Pingback: When the things get tough, the tough get going « miparevastrano

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: