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Category Archives: Precari di tutto il mondo, unitevi

Sulla punta dei piedi

Visto che molte amiche sono appena diventate (o stanno per diventare) mamme, e il mio istinto materno è ipertrofico da più di tre lustri, oggi parliamo di bambini. Io ho una predilezione particolare per i bambini. Mi piacciono, e io piaccio a loro, di solito. Alcuni dei LavoriPrecari che ho fatto con maggiore soddisfazione, negli anni, hanno avuto a che fare con queste persone molto basse: la babysitter, l’animatrice dei Centri Estivi, l’Educatrice Teatrale nelle scuole. Mi piacciono i bambini per molti motivi. Ad esempio, perché sono francamente esilaranti.

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Cinquantotto

Per ragioni a me ignote, si è diffusa questa credenza secondo la quale affiggere ad una parete un foglio con sopra riportato il magico numero terrebbe lontane mosche e zanzare.

Secondo il principio “io non ci credo, però non si sa mai, quindi nel dubbio intanto lo faccio”, una collega ha attaccato un Cinquantotto rozzamente disegnato su un bel cartoncino A4 bene in vista nel suo ufficio. Perchè mosche e zanzare non se ne vedono molte da queste parti, in compenso rompiballe come se piovesse. Read the rest of this entry

…e poi c’è chi lavora.

C’è chi… passa le ore al telefono istruendo passo passo giovani inesperti cuochi sulla modalità di cottura degli spaghetti e di scongelamento del pesto in freezer.

C’è chi… arriva in ufficio, esce dopo mezz’ora per una commissione lavorativa urgente e rientra con i capelli di un altro colore.

C’è chi… durante l’orario di lavoro usa l’ultimo modello in dotazione al parco auto aziendale, che poi vedi parcheggiato per due ore fuori dalla palestra più “in” della città.

C’è chi… un caffè dura venti minuti. Se in terrazza c’è il sole, anche tre quarti d’ora. La vitamina D fa bene. Read the rest of this entry

Parafrasando il Poeta

Ottobre, andiamo. E’ tempo di migrare.

[ Mi perdonerà il Divino Vate se ho preso in prestito una delle poesie che più ho amato nei miei anni da studentessa. Ho sempre avuto un'ammirazione feroce per Gabriele D'Annunzio, anche perchè, sia come uomo che come poeta, non è tipo da suscitare sentimenti tiepidi. O si ama, o si odia. Io lo amo. Per farvi capire il personaggio, il suo studio al Vittoriale, l'Officina, è stato costruito in modo che chiunque voglia entrare sia costretto ad abbassarsi per attraversare la porta, alta poco più di un metro e mezzo. "Inchinatevi all'Arte", era la spiegazione. Secondo me, geniale. Comunque la pensiate su di lui, se non siete mai stati al Vittoriale degli Italiani, vi consiglio caldamente una visita: è meraviglioso. ] Read the rest of this entry

Avanti un altro!

Cari tutti, in queste settimane di latitanza blogghesca alla qui presente Miparevastrano Lost in London sono accaduti alcuni avvenimenti degni di nota. Il primo: lo scintillante inizio di questo piovoso e freddo mese di Settembre mi ha visto festeggiare il compleanno con i miei MuseoColleghi e qualche altro amico in perfetto British Style: al pub. Se qualcuno di voi si fosse avventurato, lo scorso giovedi, nelle vicinanze di South Kensington, girovagando per i pub a pomeriggio inoltrato, avrebbe notato una combriccola di quindici persone, chiacchiere e sorrisi e “Say it again..? Can’t hear you!! Music’s too loud!” “What?! Thirty?!? You look younger, my word!”, e poi calici di vino e boccali di birra (offerti dagli amici) e chips affogate nel ketchup – che io ODIO, ma qui la maionese non è buona. Davvero. - e taglieri di gommosa pizza da dividere (offerti dalla festeggiata). Read the rest of this entry

Do it properly, Darling

Vorrei fare un piccolo aggiustamento al titolo del mio precedente post. Credo che sarebbe più appropriato “Niente notti al Museo… ma nemmeno da nessun’altra parte“. Come infatti i più vispi di voi avranno notato, sono ben due settimane che non aggiorno il blog (coro di “esticazzi” in sottofondo… anche se fate i duri io lo so che vi sono mancata, eh, dite la verità).

Questo increscioso evento è dovuto a due fattori:

1. Sono una blogger un po’ improvvisata. Non sono una di quelle serie e brave che hanno la scorta di post e la lavagna di WordPress che pullula di Bozze. Scrivo sull’onda dell’emozione del momento, quando mi capita qualcosa che ho voglia di raccontare.

2. Da quando lavoro al Museo, torno a La Topaia talmente distrutta che spesso ho giusto il tempo di fiondarmi sotto la doccia, aspettare quei venti minuti per tovare una temperatura che non sia -15° o +45°, infilarmi il mio  supersexy pigiamino felpato (d’Agosto. Si. Welcome in London) e svenire fino al mattino successivo.

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Niente Notti al Museo

Cari i miei LostInLondonLettori, ho trovato un lavoro.

Ed è stata un’esperienza che merita un post, in effetti. Quindi, eccolo qua! Dunque: visto che sono una fanatica dell’ordine e dell’organizzazione (mi dicono che qualche persona particolarmente simpatica e – sospetto –  anche piuttosto invidiosetta mi chiama Miss Perfettina) ho iniziato a cercare un impiego, inviare curricula e scandagliare ogni possibile sito o agenzia già dalla fine del 2010. L’unico riscontro è stata una telefonata, all’inizio di Giugno, in cui mi si chiedeva se vivessi già a Londra. Risposta negativa, opportunità di lavoro sfumata. Effettivamente sarebbe stato un bel colpo di fortuna, trovare un lavoro dall’Italia. E infatti. In questi venti giorni di permanenza albionica ho spedito curricula via mail, li ho consegnati a mano quando vedevo “Staff wanted” nelle vetrine dei negozi, ho compilato decine di application form su ogni possibile pagina internet.

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La musica batte *solo* sul Due

Durante i miei mesi di lavoro da allegra precaria, presto la mia meritoria opera nel dorato mondo della televisione. Anche di questo, parlerò meglio un’altra volta. Miniera inesauribile di spunti, la TWU’ (cit. da lei, che se non la conoscete, correte immediatamente sul suo blog. E’ fantastico).

La trasmissione della quale mi occupo parla di arte, cultura, bellezze paesaggistiche e storiche del nostro bel Paese. Mostre, restauri… quelle cose lì. Quando va in onda, durante i titoli di coda scorrono in sovrimpressione anche i recapiti telefonici. Cioè la redazione. Cioè io.

Metà Novembre, mattina, ore 10:37. In redazione squilla il telefono.

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When the things get tough, the tough get going

ovvero:

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare

Quasi due mesi fa ho assistito per la prima volta ad una partita di football americano: un paio di considerazioni…

Gallia est omnis divisa in partes tres

Ogni squadra è divisa, al suo interno, in tre sotto squadre. C’è il defence team (la difesa, questa è facile), l’offence team (l’attacco, ci si arriva, dai) e poi, rullo di tamburi… lo special team. Adesso. Già la terminologia vi dovrebbe chiarire l’origine geografica di questo sport: è la patria di Rambo, possono mai essere modesti nel dare il nome alle formazioni? No, appunto. E poi: ma chi sono? Cosa fanno? Gli SQUAT del football? I SEALS della palla ovale? La task force che entra in campo quando le cose si mettono male di brutto? Qual è esattamente il ruolo di questi special ones? La risposta é: non lo so. Il che ci porta direttamente al prossimo punto.

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Come l’ultimo giorno di scuola

Non che sia mai stata una da studiomattoedisperatissimo, per carità. Una secchiona, nemmeno. Eppure…. Eppure ogni volta che finiva la scuola, c’era sempre quel vago senso di malinconia, un dispiacere sottile che non poteva per ovvi motivi essere in alcun modo esternato, pena il marchio a fuoco “quella che je piace la scuola?!?” e la fine di ogni possibilità di vita social-adolescenziale negli anni a venire.

Ecco, oggi mi sento così.

Faccio parte – da più anni di quelli che mi piaccia ricordare – della nutrita schiera dei precari.

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