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Author Archives: miparevastrano

20 anni, tante domande, nessuna risposta.

Quando, insieme agli uomini della sua scorta,  fu ucciso il Giudice Giovanni Falcone io ero piccola, avevo poco più di dieci anni, ma quel giorno, e molti mesi a seguire, lo ricordo bene. Me lo ricordo soprattutto perché mi colpì la preoccupazione dei miei genitori, e quando sei piccola è una cosa che ti rimane impressa. Dopo Capaci venne Via d’Amelio, Cosa Nostra ammazzò Paolo Borsellino e la sua scorta. Dopo ancora ci furono le bombe a Firenze, Roma, Milano: le stragi di mafia.

Ci sono tanti punti poco chiari in tutta questa faccenda, la verità chissà quanto è lontana e quando la sapremo davvero, noi cittadini normali, lontani dai palazzi del potere e dai loro intrighi. Ho letto molti libri su Falcone e Borsellino, scritti da persone più o meno informate, intellettualmente oneste, titolate a fregiarsi di appellativi quali “amico fraterno”, e alla fine le domande e i dubbi, lungi dal venire fugati, si sono moltiplicati. Allora, nel ventesimo anniversario dell’attentatuni, della morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, oggi, ne condivido qualcuna con voi. Read the rest of this entry

Zio Walt

«Datemi una maschera, e vi dirò la verità.» [#cit]

Tutta colpa di Monti, sicuri?

525600 minutes

Un anno. E’ tanto, è poco? E’ un traguardo che non mi aspettavo di raggiungere con un blog ancora attivo, soprattutto, come ben si ricorda chi mi ha aiutato a far nascere questo pezzetto di carta virtuale, e  si è sorbito tutte le mie paranoie “Non durerà un mese”. E incredibilmente c’è ancora gente che ha voglia di continuare a confrontarsi con me, chiedere, capire, farmi i cazziatoni se non scrivo per troppo tempo, farsi prendere da dubbi tipo “Oh, ma non è che quel post cattivissimo l’hai scritto perché ti rompo troppo le palle con Gaber, no?”, commentare. Gente che trova interessante leggere quello che scrivo, e legge tutto, sempre, anche se non commenta mai. L’altra sera ero ad un aperitivo, e stavo raccontando un episodio legato ad una persona; sono stata interrotta da: “Lo sappiamo, l’hai scritto nel blog”. Ancora mi devo riprendere, che un conto è scrivere di getto pezzi di vita come se avessi un diario, un altro è accorgersi che poi diventa senza lucchetto, quel diario, anche se i lucchetti dei diari dei quindici anni si aprivano schioccando le dita, praticamente. Read the rest of this entry

Sulla punta dei piedi

Visto che molte amiche sono appena diventate (o stanno per diventare) mamme, e il mio istinto materno è ipertrofico da più di tre lustri, oggi parliamo di bambini. Io ho una predilezione particolare per i bambini. Mi piacciono, e io piaccio a loro, di solito. Alcuni dei LavoriPrecari che ho fatto con maggiore soddisfazione, negli anni, hanno avuto a che fare con queste persone molto basse: la babysitter, l’animatrice dei Centri Estivi, l’Educatrice Teatrale nelle scuole. Mi piacciono i bambini per molti motivi. Ad esempio, perché sono francamente esilaranti.

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Fashion victims: cose che nessuno vi dice (ma dovrebbe)

Per noi figlie degli anni ’80, i leggins continueranno a chiamarsi fuseaux. E l’unico posto dove puoi indossarli con nonchalance abbinati solo ad una t-shirt è la palestra. Altrimenti, sei in mutande. Fattene una ragione.

Io lo capisco che sei cresciuta con i servizi di moda di Vogue e Elle e tutti questi giornali patinati dove sembra che  alla modella di turno abbiano pestato i calli subito prima di scattare la foto di copertina. E quindi sei convinta di essere tanto più misteriosa e fatale quanto meno sorridi. Ma nel mondo reale, nel mondo vero, la gente sorride. Mica sempre e mica tutta, ma quelli che sorridono di solito sono più simpatici. (Aneddoto: tanti e tanti anni fa, uno dei miei primi giorni di lavoro in TWU’, redazione. Dovete sapere che i giornalisti non salutano mai. A volte si salutano fra di loro, al massimo. Ma non salutano mai le banali e scialbe impiegate, ad esempio. Pfui. A me hanno insegnato che quando si entra in una stanza si saluta sempre per primi. Quindi è quello che faccio: arrivo in un posto, e saluto. E sorrido, che tanto non mi costa niente. Qualche giorno dopo, vengo fermata da un collega che mi fa, stupitissimo: “Ma tu… saluti sempre tutti. E poi sorridi. Non siamo mica abituati, qui.”) Prova, ogni tanto.

I capelli unticci fanno schifo. I capelli unticci con la ricrescita di dieci centimetri, anche. Non è che sono di moda perché li hai visti all’ultima fiamma dell’ex di Kate Moss. La quale, poraccia, probabilmente era troppo fatta per ricordarsi quand’è stata l’ultima volta che la sua chioma ha incontrato lo shampoo. Read the rest of this entry

Bomba libera tutti

[...] con un bisogno d’attenzione e d’amore troppo “Se mi vuoi bene piangi” / per essere corrisposti [...]

Centinaia d’anni, di poesie, letteratura, canzoni e libri, e nessuna definizione più azzeccata di questa; una manciata di parole per circoscrivere il masochismo emotivo di chi ha paura della felicità, e sente di doverla scontare col dolore. Le conoscete anche voi, persone così? Quelli che non è amore se non fa soffrire? Quelli che si infilano in storie senza uscita, ben sapendo che sarà un gioco al massacro? Read the rest of this entry

Forse ti ricordi

Ti ho praticamente costretto a guardarmi, ho dovuto costringere me stessa a farmi guardare; io, una ragazzina timida e clamorosamente inesperta appena ventenne e tu, già uomo, che portavi addosso cicatrici invisibili ma incancellabili. Ho passato sere infinite in camera tua, nel tuo letto, davanti alla tua televisione a guardare film di cui non ricordo neanche un fotogramma, perchè ero troppo occupata a concentrarmi sul fatto che eri lì, a cinque centimetri da me. E non mi toccavi, non mi sfioravi nemmeno, ma io ti sentivo con ogni terminazione dei miei nervi. Sentivo il calore della tua pelle, così vicino alla mia che quasi bruciava, e intuivo che per qualche motivo avevi paura di me. E poi eri così incredibilmente bello. La prima volta che ti ho visto mi hai fatto ridere, quando hai raggiunto i tuoi amici al ristorante, e c’ero anch’io. Tutti vestiti da ristorante, e  il tuo corpo che già intuivo perfetto, fasciato nella tuta da motociclista, i capelli sconvolti come sempre, una piccola Medusa nera come il carbone. Dopo settimane di film e birre e pasta aglio e olio e passeggiate tutti insieme, ho anche pensato che magari avevo frainteso, e mi capita di rado. Read the rest of this entry

“Gli sconosciuti sono lì apposta per essere conosciuti, prima o poi”

Lavorando nel Dorato Mondo della TWU’, a volte capita che gironzolino per questi ameni corridoi persone famose. L’ultima risale giusto al mese scorso, quando per festeggiare il Santo Patrono degli innamorati (no, in relatà perché è in tour nei teatri con Cyrano) c’era Alessandro Preziosi. Sono passati di qui Fiorello, Luca Zingaretti, David Riondino, Stefano Bollani, Raphael Gualazzi, insomma, vippiùomenovip mi sono passati accanto, hanno mangiato alla stessa mensa (pochi e buon per loro), preso il caffè allo stesso bancone (molti, God Bless Coffee) o condiviso l’angusto spazio di un ascensore.  Ogni volta che mi capita di dirlo agli amici le reazioni sono molteplici, ma tutte più o meno sul filone: “OMMIODDIOOOO!!! E perchè non ti sei fatta la foto abbarbicata tipo koala? Non hai chiesto l’autografo? Non li hai tampinati all’uscita? Non ti sei imbucata nel taxi? Non li hai aspettati nella hall dell’albergo?”

Uhm.

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Cinquantotto

Per ragioni a me ignote, si è diffusa questa credenza secondo la quale affiggere ad una parete un foglio con sopra riportato il magico numero terrebbe lontane mosche e zanzare.

Secondo il principio “io non ci credo, però non si sa mai, quindi nel dubbio intanto lo faccio”, una collega ha attaccato un Cinquantotto rozzamente disegnato su un bel cartoncino A4 bene in vista nel suo ufficio. Perchè mosche e zanzare non se ne vedono molte da queste parti, in compenso rompiballe come se piovesse. Read the rest of this entry

Somewhere it’s always spring

Il calendario avverte che la Primavera è arrivata, gente! E adesso grazie alla sottoscritta anche voi potrete canticchiare, felicemente e  fino ad esaurimento voce, questo motivetto-Bostik (come sto facendo io da quasi un mese, dopo averlo scoperto da lei).

Il video mi mette di buonumore. Tutti quei prati verdi e cieli azzurri e spighe di grano e papaveri e sole tiepido… mi fanno venire voglia di ballare. Anzi, ad essere esatti, io ballo. Di brutto. A piedi nudi. Con lo stereo a palla alle 8 del mattino mentre mi trucco (vicini di casa che evidentemente non lavorate, è la mia vendetta per i vostri afterhour perenni. Visto che non mi fate dormire, potreste avere la buona creanza di invitarmi. E comunque potrebbe andarvi peggio, almeno vi faccio ascoltare buona musica. Una compilation sui neomelodici napoletani post Nino D’Agelo sarebbe stato peggio).  Read the rest of this entry

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